martedì, 18 febbraio 2020

Fincantieri costruirà navi da crociera anche al porto di Palermo

Fincantieri costruirà navi da crociera anche nel porto di Palermo. A partire dal 2023 una delle navi in portafoglio ordini del gruppo cantieristico italiano sarà realizzata a Palermo, in conseguenza di un intervento massiccio deliberato dall’Autorità Portuale sul bacino di carenaggio e sull’intenzione di dare vita a un sistema di filiera indispensabile per supportare la costruzione di una grande unità passeggeri. È quanto annunciato dal presidente Pasqualino Monti a conclusione del convegno “Noi, il Mediterraneo” che si è svolto ieri a Palermo.

Durante i lavori è stato annunciato anche che l’Autorità ha sbloccato 45 cantieri per la costruzione di nuove opere, avviando a conclusione lavori bloccati in taluni casi da oltre vent’anni, per un valore complessivo di 645 milioni di euro, di cui 387 nel solo porto di Palermo.

Questo ha consentito di porre concretamente le basi per la realizzazione proprio in Sicilia di una delle più importanti basi operative del mercato delle crociere. Il primo passo è stato compiuto con la firma dell’accordo con due fra i più importanti colossi crocieristici del mondo, Costa Crociere (del Gruppo americano Carnival) e MSC Crociere (del Gruppo ginevrino che fa capo all’armatore Gianluigi Aponte) che gestiranno congiuntamente, in regime di concessione, il nuovo impianto portuale.

“Da un lato – ha sottolineato Monti – siamo in grado di affermare di aver risvegliato il porto di Palermo e insieme quelli di Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle che, usciti dal letargo, sono stati capaci di tranciare le catene della burocrazia e riconquistare il ruolo di traino per l’economia e il turismo siciliano. Dall’altro, abbiamo riportato questa straordinaria e unica area al centro del Mediterraneo e degli interessi dei grandi gruppi del mercato delle crociere”.

Complessivamente il progetto in atto nei porti della Sicilia occidentale ha già fatto impennare le entrate del sistema da 25 milioni del 2017 a oltre 153 milioni. Notevole anche l’urto occupazionale  riflesso da una crescita record delle giornate lavorate che ha tagliato drasticamente il ricorso alla cassa integrazione.

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