Furto al museo di Messina, il racconto del custode non convince

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Tele nere messe al posto delle opere di Antonello da Messina, per la riapertura del museo regionale Accascina dopo il furto, Messina, 18 agosto 2026. ANSA/GIANLUCA ROSSELLINI


Non ha convinto gli inquirenti il racconto di uno dei 4 custodi del MuMe teatro, la notte di Ferragosto, del clamoroso furto delle tavole di Antonello da Messina. Le dichiarazioni rese dall’impiegato, da giorni messo in ferie forzate insieme ai colleghi, sarebbero contraddittorie e poco chiare. In particolare la versione dell’uomo, sentito come testimone, avrebbe mostrato diverse falle in merito alla ricostruzione dei tempi e sarebbe stata poco compatibile con quella degli altri 3 dipendenti. La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti anche se l’iscrizione nel registro degli indagati per false informazioni al pubblico ministero però non è stata confermata.

Gli inquirenti vogliono capire se nella squadra dei custodi ci fossero soltanto degli incompetenti – un altro impiegato ha ammesso di aver sentito l’allarme suonare e di averlo spento, pensando a un falso contatto – o anche una talpa dei ladri che hanno agito a colpo sicuro.

Mentre pm e polizia continuano a indagare le verifiche effettuate dalla Regione siciliana al MuMe confermano “il buon funzionamento degli allarmi” e “le criticità nell’applicazione da parte dei dipendenti delle procedure previste dai protocolli di sicurezza”. Particolari che si apprendono dall’ispezione amministrativa disposta dal presidente della Regione siciliana, Renato Schifani.

Il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali, Mario La Rocca, ha effettuato un sopralluogo al museo. Il dipartimento attende alcune integrazioni alla relazione consegnata nei giorni scorsi dalla direttrice e solo dopo assumerà la decisione sull’eventuale apertura del procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi in servizio a Ferragosto che sono stati messi in ferie e trasferiti in altre sedi in attesa delle determinazioni amministrative.

Che i due ladri abbiano potuto contare su un basista, comunque, è certo: i banditi, infatti, entrati da un ingresso laterale dell’edificio, hanno approfittato della processione della Vara, il carro votivo dedicato alla Madonna dell’Assunta, che richiama migliaia di messinesi e impegna le forze dell’ordine per compiere il colpo ripreso dalla telecamere interne del museo.
Le indagini procedono a tutto campo: controllati anche i video dei giorni prima del clamoroso colpo per individuare eventuali sopralluoghi della banda e le videocamere esterne al MuMe. Accertamenti anche sulle celle telefoniche per capire se ci siano stati agganci alle celle telefoniche di cellulari non apparse nei giorni precedenti. Prende sempre più peso, infine, al contrario di quella mafiosa, la pista del furto su commissione vista la non commerciabilità dei quadri.

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