lunedì, 17 Gennaio 2022

Sinergia pubblico e privato per rilanciare le terme in Sicilia

La Sicilia, grazie alla sua posizione geografica, alle risorse naturali, ai siti archeologici e culturali, potrebbe diventare la “California d’Europa” ed ospitare, soprattutto fuori stagione, flussi di persone in cerca di un soggiorno che offra esperienze indimenticabili. Basterebbe costruire una rete per l’innovazione del prodotto termale così come richiede il mercato. Un tema, quello del termalismo, affrontato nel corso di un incontro dedicato promosso dalla Regione Siciliana, in collaborazione con il Cefpas, al Palazzo Riso di Palermo, che è stato aperto dal presidente della Regione Nello Musumeci (vedi news).

“Il turismo sanitario è una grande potenzialità, dentro la quale c’è il turismo termale – ha sottoloneato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – Da questa iniziativa nasce l’idea di creare un grande distretto che metta insieme i poli della sanità pubblica e quelli della sanità privata con le imprese che vogliono investire sulla Sicilia. L’obiettivo è quello di creare finalmente in Sicilia il punto di riferimento per l’Italia del grande turismo sanitario, che oggi dalla Croazia salta il nostro Paese e arriva direttamente in Spagna e Portogallo”.

Tra i temi del confronto l’atteso disegno di legge sul riordino del settore delle acque termali in Sicilia, approvato dalla commissione Ambiente dell’Ars, e il futuro delle terme di Acireale e Sciacca. “La scelta del governo Musumeci – spiega l’assessore all’Economia, Gaetano Armao – è stata quella, dopo un passaggio in Conferenza Stato-Regioni, di rivolgersi a Inail che ha dato la disponibilità ad acquistare i compendi aziendali di Acireale e Sciacca, ma passando da un piano industriale che individuasse forme di redditività sulle quali selezionare l’impresa o l’operatore economico. Il piano industriale è sostanzialmente definito dal gruppo di lavoro coordinato dal professore Faraci. Quando sarà tutto pronto, Inail potrà definire l’acquisizione e si potrà partire con il rilancio di questi straordinari compendi aziendali che abbiamo trovato chiusi e che provvederemo a sottoporre, fin dai primi del prossimo anno, a interventi di manutenzione straordinaria, per rilanciarli definitivamente con la selezione degli operatori economici”.

Quindi sono intervenuti i sindaci delle due pricipali città termali siciliane.

“Compito dell’ente locale – ha sottolineato Stefano Alì, primo cittadino di Acireale – è rivalutare il territorio. Per questo dobbiamo essere bravi a puntare all’area dove insistono le terme. Naturalmente dobbiamo ragionare su uno sviluppo del territorio integrato alle terme. Il progetto industriale è però lontano dalle competenze che può esprimere il Comune. Per questo mi piacerebbe che la Regione creasse un business plan sulla sostenibilità economica di un investimento. Il privato che vuole investire su Acireale deve avere a che fare con degli investimenti significativi e di questo deve essere cosciente e capace di gestirlo”.

Per Francesca Valenti, sindaco di Sciacca, “parlare di terme come sviluppo di un territorio è una esigenza. Abbiamo un patrimonio termale riconosciuto e inestimabile, che però è chiuso e lasciato al degrado. Il pubblico non può essere imprenditore. Ci vuole l’intervento di professionisti e che si faccia rete con chi è esperto del settore. L’ente pubblico deve occuparsi delle riforme normative, delle discipline fiscali, evidenziare che esiste un prodotto “terme” che appartiene a tutta la regione. Da qui si parte. Non è un punto di arrivo, ma una partenza, sperando che questo percorso non sia lungo”.

Estremamente interessanti i dati contenuti nel report su “Le vie siciliane del benessere”, realizzato da Federterme. “Da questo studio emerge un termalismo siciliano che ha subìto una forte flessione nell’ultimo decennio, in epoca pre-Covid – sottolinea Aurelio Crudeli, direttore generale Federterme – ma che deve essere rivitalizzato, in una sede regionale che ha una potenzialità attrattiva molto spiccata ed elevata dal punto di vista turistico. Si tratta di integrare l’offerta termale, sia quella tradizionale che quella di benessere, con questi asset turistici che sono sul territorio”.

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