domenica, 23 febbraio 2020

Da quando un viaggio ad Agrigento poteva salvare il matrimonio ai sì pronunciati tra i ruderi

Oggi di wedding tourism si parla sempre di più e il segmento che appena qualche anno fa era considerato di nicchia, quello degli sposi che scelgono una destinazione turistica per dire di “sì”, continua a riscuotere sempre più consensi anche in Sicilia. Ad attrarre è lo stile italiano e la sua cucina.

Eppure, già nel 1991, ad Agrigento Paolo Cilona presidente della locale azienda autonoma di soggiorno e turismo, propone alle coppie in crisi e che stanno per lasciarsi un soggiorno gratuito a carico dell’ente del turismo nei migliori alberghi della Valle dei templi. Con la speranza che una cena a lume di candela o una passeggiata notturna fra i ruderi illuminati della luna potessero fare il miracolo.

Nell’estate del 2013 ci prova il Comune di Palermo: nell’ambito delle azioni individuate dall’Authority del Turismo, viene lanciato il progetto “I Do” per trasformare la città in una “Destination Wedding” per il mercato giapponese, americano ed europeo.

Oggi questa moda si è diffusa a macchia d’olio in tutta la regione coinvolgendo anche i piccoli centri. Non ultimo Montevago. Il paese del Belice distrutto dal terremoto del 1968, da qualche mese ha lanciato il trend dei matrimoni tra i ruderi dell’antico centro. I primi sì sono stati pronunciati quest’estate al baglio Ingoglia, ristrutturato due anni fa in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma. Trasformandosì così da luogo di morte a luogo di vita. Una grande opportunità che contribuisce ad alimentare quella economia positiva e diffusa sui territori e che favorisce anche l’incremento della microimprenditorialità che ancora una volta dimostra di essere attiva e propositiva.

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