mercoledì, 2 Dicembre 2020

Celebriamo il 1° Maggio ripensando la Sicilia, da quella turistica in poi

(di Toti Piscopo) Non sarà un giorno di festa questo tradizionale 1° maggio dedicato al lavoro che non c’è, ma di grande riflessione per lavoratori, imprenditori, professionisti, politici, artisti, sportivi. Il coronavirus ha colpito duro, e dove non ha seminato morte, ha seminato distruzione e disperazione. Lo ha fatto abbattendo confini, ideologie, economie, ma principalmente certezze e speranze di una società che si sentiva immune e potente e che invece si è riscoperta indifesa, debole, fragile e profondamente vulnerabile.

Su questa riscoperta si sono infranti i sogni di una Sicilia turistica bella ma molto più vulnerabile, offesa e vilipesa da detrattori seriali, ma anche indigeni che questa bellezza hanno negli anni oscurata, offesa, violentata. Nessuno è privo di colpe e tante ne vorrei additare, così come, tanti peccati tutti dovremmo confessare. Ma non c’è tempo. Mentre scrivo sul mio computer si apre una finestra per invitarmi ad attivare l’antivirus, lo faccio ricordando che  il mondo virtuale è pur sempre specchio, a volte deformante, di quello reale. Ed in questa realtà ognuno di noi deve attivare il suo antivirus per contenere e contrastare questa epidemia, mentre il mondo scientifico è fortemente impegnato a trovare il vaccino per debellare l’infido covid19.  

Al momento possiamo contrastarlo con comportamenti responsabili per convivere con il minor tasso di rischio acquisendo la realistica consapevolezza che nulla potrà essere più come prima. Il che, attenzione, non è detto che in assoluto sia un male, ma pur non essendo facile, potrà essere stimolante ed esaltante.

L’azione di rigenerazione potrà offrire nuove opportunità e nuovi stimoli in tutti i settori della vita sociale economica e culturale del Paese e nel turismo in particolare e particolarmente in Sicilia. Non sembri un paradosso tale affermazione, fatta mentre è diffuso il senso di frustrazione e disperazione e la lotta per la sopravvivenza sembra essere la priorità. Ma è tale solo se nel contempo ci si dà una prospettiva e precisi obiettivi da conseguire nell’ambito di una visione strategica di sviluppo.

Il turismo dopo oltre un trentennio che è stato considerato la cenerentola dei settori economici, è stato sdoganato e riconosciuto come settore produttivo. Un riconoscimento che deve adesso trovare un suo posizionamento strategico utile ad affiancare e governare quel grande fenomeno spontaneo. Un fenomeno generato dalla maggioranza dei siciliani che hanno riscoperto il senso dell’autostima e da quella microimprenditorialità e grande professionalità offerta dalle piccole e medie imprese turistiche che, con spirito pioneristico, contrastate più che agevolate da burocrazia e da malaburocrazia, hanno contribuito in maniera determinante a creare un’offerta turistica made in Sicily. Una offerta apprezzata ed attrattiva nonostante le tante, forse troppe, criticità. Una offerta confusa disarticolata, poco organizzata, a volte massificata ed alla fine poco produttiva ma che, nonostante ciò, ha dato un positivo riscontro al PIL nazionale.

Ma oggi tutto è stato azzerato ed occorre ripartire per ricostruire una Sicilia turistica dalle fondamenta, facendo tesoro degli errori del passato, progettare una Sicilia turistica realmente attrattiva, ma non solo nelle sue bellezze, ma nei suoi servizi, nelle sue infrastrutture e nelle sue strutture pensando ad una Sicilia turistica di eccellenza, ospitale ed accogliente per tutto e per tutti. Una Sicilia turistica che deve essere e non apparire. Una Sicilia capace di riscoprire quei valori etici come opportunità e non solo come dovere sociale. Opportunità vuol dire anche governare in nome del turismo che rimane, come è stato dimostrato e per chi ha l’onestà intellettuale di volerlo ammettere, il settore economico più produttivo che soddisfa l’esigenza del cittadino residente e del cittadino ospite che, in nome del turismo, possono trovare elementi di aggregazione e non di divisione.  

Anche questo vuol dire stimolare la politica del fare e non del dire per creare vere opportunità di lavoro per tutti, abbandonando assistenzialismo e clientelismo che, al pari del covid 19, dopano il mercato fino ad ucciderlo. Opportunità e progettualità in nome delle quali stringere un’alleanza strategica per creare occasioni di lavoro per tutti. Solo cosi potremo celebrare degnamente ed orgogliosamente la festa dei lavoratori. Buon 1° maggio a tutti e per tutto.

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