La Repubblica siamo noi… anche 80 anni dopo


(di Toti Piscopo) Care concittadine e cari concittadini, “si chiude un anno non facile”. Questo l’incipit, quasi una fotografia, del Presidente Mattarella nel suo saluto di fine anno.

Un’affermazione densa di realismo che prelude a una sintetica narrazione ricca di contenuti, analisi politiche, sociali, economiche, di costume tutte condite da riflessioni, critiche, soluzioni possibili, elogi, successi, motivazioni. Il tono è fermo e deciso, lo sguardo a volte triste ed altro preoccupato si alterna ad espressioni sorridenti e rassicuranti, ma sempre attento e paterno. Una bella pagina in cui emerge la sensibilità dell’uomo e la statura istituzionale del Presidente. Nulla è tralasciato al caso.

Mattarella esordisce così: “la nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace” ricordando Gaza e definisce “incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte. La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Cita il messaggio di Leone XIV –  a cui rivolge gli auguri più affettuosi del popolo italiano – che nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”.

Richiama alla necessità di disarmare le parole. Un invito che il Presidente raccoglie e rilancia. “Se ogni circostanza – aggiunge – diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi e di fronte all’interrogativo ‘cosa posso fare io?’ dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno“.

Nel 2026, dice Mattarella, “ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica”. Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato. Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dal riconoscimento del voto alle donne, dell’assemblea costituente, dei Trattati di Roma, il Piano Marshal, l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Le stagioni delle riforme  nel settore agrario e sanitario per continuare con la cultura, l’arte, il cinema, la letteratura, la musica, non trascurando lo sport che ha un posto di grande rilievo in questo album della Repubblica. Ricorda ancora gli anni del terrorismo e quelli indelebili di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli di legalità e della lunga lotta contro la mafia.

Anni di tensioni – ricorda ancora Mattarella nel suo messaggio – di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta. Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono“.

Ma Mattarella, pur non ignorando lacune e contraddizioni, ricorda ancora che “Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale”. E ancora ricorda che “l’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”. “Un bene – avverte il Presidente – che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”.

 “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi – conclude (clicca qui per leggere il discorso integrale) – e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

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