Oltre 251 mila ingressi e 8 mln di giro d’affari: il bilancio delle Vie dei Tesori
05 Gennaio 2026, 12:02
Le Vie dei Tesori chiude il suo diciannovesimo anno di attività confermando la solidità del modello e la capacità di crescere: 251.098 ingressi complessivi, oltre tremila in più rispetto al 2024, con un impatto economico diretto e indiretto che sfiora gli 8 milioni di euro (7.939.131 euro) nelle città coinvolte.
Secondo il report commissionato a OTIE (l’Osservatorio sul turismo nelle isole europee, guidato da Giovanni Ruggieri, docente di Economia del Turismo), il lavoro delle Vie dei Tesori nell’Isola è diventato ancora più strutturato e non si conclude con il festival che comunque resta lo zoccolo duro dell’attività che ormai occupa l’intero anno.
Con 164.769 ingressi, pari a oltre il 65% del totale, Palermo si conferma il cuore pulsante del Festival, rafforzato quest’anno da un calendario esteso a sei fine settimana. L’offerta ha potuto contare su 85 luoghi aperti, 50 esperienze, 80 passeggiate d’autore e un intero weekend dedicato alla Biodiversità, che si è poi allargato anche oltre i confini della rassegna. La ricaduta economica sul capoluogo supera i 5,2 milioni di euro.
Accanto ai grandi poli urbani, il Festival mostra una dinamica di crescita diffusa. Catania registra oltre 20 mila ingressi, mentre Ragusa segna il dato più sorprendente di questa edizione: 13.975 presenze, più del doppio rispetto al 2024 (+144,8 per cento). Ottimi risultati anche per Messina, Trapani, Enna, Caltanissetta e Bagheria, mentre le città medio-piccole confermano un potenziale di sviluppo legato alla qualità dell’offerta e al coinvolgimento delle comunità locali.
Il monitoraggio OTIE restituisce l’immagine di un Festival maturo e partecipato: cresce la presenza dei turisti (12,8% e restano in media due notti nelle città), italiani e stranieri, provenienti non solo dall’Europa ma anche da contesti extraeuropei. Infatti, accanto a Repubblica Ceca, Inghilterra, Spagna, Danimarca, Svizzera e Paesi Bassi, sono giunti visitatori anche da Capo Verde e dalla California.

I LUOGHI PIÙ VISITATI DEL FESTIVAL
A Palermo il pubblico ha premiato luoghi simbolici e grandi ritorni: particolarmente amati sono Palazzo delle Finanze – riaperto grazie alla sinergia con il Demanio che ha portato diversi siti finora inaccessibili, nel bouquet del festival – e il fascino diruto di Palazzo Costantino, siti che si confermano tra i più visitati dell’intera edizione, seguiti dal cantiere della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, amato per la possibilità di entrare “dentro” il restauro. Nel capoluogo sono premiati i luoghi inconsueti, l’aeroporto di Boccadifalco e la torre di controllo di Punta Raisi, i depositi Amat, sempre sold out il carcere Ucciardone.
A Catania, il pubblico ha confermato i suoi “amori” ovvero l’Anfiteatro romano che per il secondo anno è al vertice della classifica, e il camminamento aereo della chiesa di San Nicolò l’Arena che offre una bellissima vista dall’Etna al mare; ma ha aggiunto anche l’impressionante Hangar di Augusta (anch’esso visitabile grazie al Demanio), del tutto sconosciuto. Ragusa è stata la grande sorpresa, con un programma che ha puntato su luoghi inediti (il rifugio antiaereo, il sito più visitato in assoluto), chiese ritrovate (il delicato chiostro di santa Maria del Gesù), ma anche siti archeologici poco frequentati, anche nella vicina Santa Croce Camerina. Sempre presente Palazzo Arezzo di Trifiletti che resta il terzo sito più amato.
Nel Palermitano, Bagheria conferma la fascinazione per i mostri di Villa Palagonia ed entra di soppiatto nel Museo Guttuso, pur senza dimenticare i saloni affrescati di palazzo Butera. Termini Imerese ha confermato i suoi tesori, lo slabbrato Grand Hotel delle Terme e le antiche terme romane, ma ha aggiunto per il secondo anno il sontuoso Palazzo Sansone Chiariano raccontato dai proprietari. A Carini le scelte ricalcano quelle dello scorso anno: i cunicoli delle catacombe, seguite dal mosaico paleocristiano finalmente restaurato (presentato l’anno scorso in anteprima proprio durante il festival), e dalla chiesa degli Agonizzanti con il suo trionfo rococò. A Corleone in tanti hanno scelto di visitare la chiesa Madre, ma non si sono di certo dimenticati dei percorsi di legalità immersivi del NoMa (No Mafia); e hanno amato anche il Monastero del Santissimo Salvatore.
Messina quest’anno ha preparato un programma con moltissimi luoghi inediti, e il pubblico lo ha premiato: infatti i luoghi più visitati sono proprio i salotti eleganti dell’esclusivo Circolo di Palazzo Carrozza, la terrazza fronte mare di Villa Rodriguez, realizzata negli anni Venti e proprietà dei primi costruttori degli aliscafi; e il parco di Villaggio Sant’Agata della famiglia Labruto che digrada dalla collina verso il mare.
Anche Caltanissetta – che quest’anno ha scelto di spostare in avanti le date e ospitare il festival in ottobre – ha visto premiati i suoi siti inediti: a partire da Palazzo Giordano, ex sede bancaria che ospitò nel 1838 anche Ferdinando II di Borbone; e il piccolo parco ricco di biodiversità “Sotto il Monastero”, mentre resta sempre affascinante la storia dell’amaro Averna.

Enna non si è lasciata mettere all’angolo e anche quest’anno ha offerto un programma pieno di novità, ma nulla resiste al fascino antico del Castello di Lombardia, appena restaurato, anche se hanno colpito i visitatori i saloni di Palazzo Militello, affrescati dal Gregorietti per un mecenate innamorato; e le raccolte di Palazzo Chiaramonte che ospita i disegni di Guttuso. Leonforte piccina e preziosa: è al suo secondo anno e già sperimenta nuovi siti, il pubblico ha amato moltissimo Casa Alberti Basilotta, ma anche le tradizionali Cuddure a cui è dedicato un museo; e la bellezza privata della Sicula Tempe, di solito inaccessibile.
Il Trapanese è sempre una potenza visto che sfiora le 17.500 presenze nelle quattro città partecipanti: la parte del leone la fa sempre Trapani dove non si riesce a far scendere dal podio la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio con i 20 gruppi scultorei dei Misteri; la seguono da vicino la seicentesca Torre di Ligny con il museo civico, ma si aggiunge anche lo splendidi e delicatamente liberty Villino Nasi, di solito inaccessibile. Marsala ha investito le sue forze sui siti archeologici e infetti l’ipogeo di Crispia Salvia è il sito più visitato, seguito dalla splendida terrazza di palazzo VII aprile, e dal complesso San Pietro con la collezione dei musei civici. A Mazara si è riannodato il filo delle chiese arabo normanne, è stata molto visitata la chiesa di san Francesco come anche il seicentesco Collegio dei Gesuiti con le opere di Pietro Consagra; e curiosità ha suscitato anche la storia del Teatro Garibaldi. Alcamo ricalca perfettamente i siti più amati dello scorso anno: quindi il fascino del Castello dei Conti di Modica nel centro della cittadina e la Tonnara Foderà ai Magazzini dove si cammina veramente a pelo d’acqua; e continua ad meravigliare la vista inedita dalla cupola della Chiesa Madre.
Sciacca ha dovuto fare i conti col maltempo, ma è riuscita lo stesso a tenere il passo, dedicando molta attenzione alla mostra dedicata a Caravaggio e ai Caravaggeschi; il sito più amato resta Palazzo Licata Borsellino con il suo giardino di aranci amari, seguito dall’antiquarium di Monte Kronio appena restituito alle visite.