martedì, 1 Dicembre 2020

L’appello all’unità di Gino Campanella: uniti si vince

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta che Gino Campanella, decano degli adv siciliani ha inviato ai rappresentanti delle associazioni di agenti di viaggi e tour operator.

Cari amici,
giovani e meno giovani, vi ringrazio per avere, in massa, condiviso la mia lettera
pubblicata da FIAVET, da Toti Piscopo e da gruppi spontanei di agenti, tra cui il folto
gruppo “Facciamo Gruppo” #IONONAPRO della portavoce Viviana Manfré.
Ringrazio tutti e soprattutto i giovani che mi conoscono direttamente o per
sentito dire, ma che io stimo e valuto positivamente come atleti vincitori della
disoccupazione.
Moltissimi sono infatti quelli che in questi ultimi tempi, con sacrifici e con
spiccato spirito di iniziativa, hanno trovato nel turismo la possibilità di
professionalizzarsi e di realizzarsi, affrontando con difficoltà un’attività complessa
con grande soddisfazione.
A voi giovani che avete intrapreso questa professione, che avete preferito il
lavoro alla disoccupazione, che avete rispettato e messo in pratica il primo articolo
della nostra Costituzione “fondata sul lavoro” e non sulla disoccupazione, creata e
voluta da politici parolai e improvvisati, va il mio plauso e l’augurio di una crescita
professionale collegata a una profonda conoscenza dei diritti e delle leggi pertinenti
alla categoria.
La chiusura delle nostre aziende, il forzato riposo, il sognato lavoro d’agenzia,
la noiosa disoccupazione, la cassa integrazione che non arriva, etc. ci hanno fatto
riflettere sulla perdita del lavoro, sul disastro economico, sulle sprenotazioni, sulle
richieste di rimborsi.
Problemi questi che ci hanno fatto riflettere sui nostri diritti, sulle tasse, sugli
affitti, sul lavoro, sul coronavirus, sul vaccino, etc.
Mai come in questo periodo gli agenti di viaggio hanno tanto riflettuto sulle
nostre condizioni economiche, professionali e sociali.
Ho notato fra tutti i colleghi uno stato collettivo di disagio, la voglia di
confronto, il desiderio di unirsi con i colleghi col telefono e con tutti i moderni mezzi
di comunicazione, per proporre insieme giuste richieste; ho notato un’atmosfera di
unità d’intenti relativi a comuni disagi economici.
Soltanto al tempo dello sciopero contro l’Alitalia abbiamo raggiunto il 93% di
adesioni e abbiamo ottenuto il riconoscimento della fee dopo alcuni mesi di trattative
sostenute dalle nostre associazioni.
Sappiate, cari amici agenti, che quelle poche leggi, faticosamente conquistate,
sono il frutto di tante lotte promosse da sparuti gruppi di agenti che hanno
riconosciuto nei rappresentanti delle associazioni gli unici ad essere ascoltati dalla
politica.
Vanno bene le proteste dei comitati nati tra colleghi, amici e conoscenti in
difesa degli interessi comuni, ma tutte le grida e le proteste, anche se violente, da sole
resteranno sempre “voci nel deserto”.
È necessario che questi, con altri gruppi, si uniscano sino a formarne uno solo
che rappresenti gli interessi comuni alla categoria.
Noi stessi dobbiamo essere i primi difensori di questa logica che miri alla
collaborazione attiva tra agenti, dirigenti, collaboratori, dimostrando di essere una
categoria unita, attiva, che produce lavoro, fatturato e utili.
Lasciando ad ognuno la libertà di scegliere l’associazione che più gli aggrada,
lo inviterei a farsi portavoce di un comune desiderio della base: unità dei dirigenti, a
livello regionale e nazionale per la risoluzione delle problematiche di nostro
interesse.
Intanto, in questo momento di incontri con gruppi differenti, non certo per
partigianeria, ma per riconoscimento di doti democratiche e per avere con tanti agenti
realizzato incontri di lavoro, affiderei il compito di rappresentarci a Peppe Ciminnisi
che è anche presidente regionale della FIAVET.
Non escludo che a lui possano affiancarsi altri rappresentanti di associazioni, di
animatori e di portavoce di gruppi.
Siamo in attesa delle norme attuative delle proposte di leggi emanate e
“cucinate da tecnici del ministero”: come al solito, i nostri abiti sono cuciti da tecnici
e non da esperti del nostro settore.
Che leggi possono venir fuori da queste figure?

Aspettiamo e poi vediamo.
Le proteste si moltiplicano ogni giorno: città e paesi di tutta Italia sono piene di
manifestazioni di gente disperata che invoca interventi economici per continuare la
propria attività.
Dal 9 marzo ci siamo arricchiti ogni giorno di promesse, di prestiti bancari a
tignitè, con garanzia dello Stato per 25.000 euro e poi tutti quelli che vuoi con tua
garanzia… e paghi, se vuoi, dopo 2 anni… Peccato che per ottenerli ce ne vogliono 3.
Ogni giorno piovono interventi da tutte le parti, vado a letto e non so dove
nascondere tutti questi soldi che ci fanno credere di averli già in tasca.
La prima colazione ormai la faccio con un pezzo di credito d’imposta; il pranzo
con un bonus e la cena con un disoccupato bisognoso in un ristorante siciliano di
Messina.

Riporto una parte del dialogo, nella sua unica lingua. Dico una parte, per non
sporcarvi troppo le orecchie, essendo questo amico “siciliano ‘ncarcatu”, con un
linguaggio da segnalarlo all’indice ecclesiastico, per le espressioni colorite di poche
parole, ma di profondo significato filologico, per cui, quando gli ho detto che
saremmo andati in un ristorante siciliano di Messina dove cucinano i voucher, mi ha
risposto: <<Chi cazzu sunnu i vauci?>>. Ho risposto: <<Semmai, che cozze sono>>,
perché a Messina sono buone le cozze. I vauci, mi hanno detto, che sono piatti
turistici che cucinano negli alberghi, nei villaggi, nei ristoranti. <<Ma sunnu boni?
Chista è a prima vota che sento sta parola vauci. Ma che sunnu babbaluci? Crastuna?
Pasta, carne o frittata?>>. <<Forse è ‘na frittata, però non so come viene cucinata e
non so nemmeno se il cuoco li sappia bene cucinare.>> rispondo io. <<Minchia, un
sai manco si i sape cucinare. Ma cu cazzu è stu cuoco? Talé, portami a manciare un
pane ca meusa ca mi va fino a l’unniu ru pere e vaffanculo tu e u cocu ri Messina.>>
E qua mi fermo per dirvi come parla bene la disoccupazione ru pitittu.
Pensando che qualche scampagnata è possibile farla, ne abbiamo programmato
una con un mio amico agente di viaggio e con le famiglie, il giorno 2 giugno. Grazie
a Dio possiamo utilizzare qualche aiuto dello Stato, infatti pensiamo di utilizzare il
110% di rimborso della facciata. Facendo i conti, pagando metà per ciascuno, sempre
facendo i conti, ci resta il 55%.

È malaminchiata chi non s’approfitta di questa minchiata.
Quando mi resta qualche reddito d’imposta lo regalo a qualche amico, il quale
non lo vuole, manco regalato.
Che disgrazia la ricchezza!
Si rifiutano pure i regali!
E Conte non fa più conti.
Regala tutto in cont-anti.
Basta attori di vastasate, non fate ridere, come facevano una volta i nostri
pupari, fate piangere.
Voi fate vastasate col significato di vastasate: meschine volgarità.
Basta, perché state diventando creatori di rivoluzioni.
Siamo stufi delle promesse di Conte decantate a squarciagola dagli amici di cordata.
Convertitevi alla serietà, diffusori di epidemia di aiuti, di contributi a fondo perduto,
di decreti e leggi in quantità. Basta, ci siamo arricchiti con 55 miliardi di bugie.
Siamo stufi di studiare le vostre leggi, perdiamo tempo inutilmente.
Per una settimana intera, io, mia figlia e mio genero abbiamo studiato le norme
per il recupero di fatture di sanitari per le aziende: guanti, disinfettanti, mascherine,
termometro etc. Abbiamo tante volte telefonato ai dirigenti del settore per evitare di
sbagliare la documentazione che abbiamo presentato nei tempi stabiliti. Siamo stati
bocciati.
Giorno 23 sera, il giornalista Gramellini illustra questo decantato aiuto e dice
che la gara è durata con precisione 1 secondo e 467 millesimi di secondo.
Sono riuscite a vincere la gara 315 aziende, mentre ne sono state escluse
205.676. Incredibile! Siamo assaliti da una rabbia che non si quieta nemmeno la
notte.
Basta! Non pigliateci più in giro.
Commuovetevi per i bisogni del popolo.

Ad un onorevole, non amico, che conosco, ho detto che siamo stanchi delle
false promesse e che di fronte alla gente che ha fame e che piange davanti a una
banca, che chiude bottega, che fa la fila presso gli enti di beneficienza, anziché fare
promesse, perché non regalate il vostro stipendio di un mese? Mi ha guardato
stralunato. Ho detto che a marzo per i bisognosi della mia città di Monreale io ho
regalato la mia pensione. <<Quant’è la sua pensione?>> mi ha risposto. <<1463
euro>>. <<Ah, non sono molti, noi prendiamo di più, quindi non è possibile.>>

Cari amici, la nostra carta vincente è l’unità di base. Finché saremo gruppi
sparpagliati non riusciremo a far valere i nostri diritti. Il divide et impera latino è una
leva vincente per chi ama il potere per il potere e non per il bene del popolo.
Uniti si vince. Ora o mai più. 

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