martedì, 22 Settembre 2020

Il grido di allarme dei commerciali turismo: ricavi a zero e dimenticati da tutti

Riceviamo e volentieri rilanciamo il grido di allarme e le richieste contenute nel documento condiviso da una cordata di commerciali del turismo siciliani, predisposto in seguito all’incontro di Palermo avuto con il deputato nazionale M5S Adriano Varrica a cui erano presenti il deputato nazionale M5S Filippo Perconti e i deputati regionali M5S Roberta Schillaci e Nuccio Di Paola. Coinvolti pure i vertici regionali FIAVET, MAAVI e alcuni operatori del settore.

“Gli ultimi decreti a favore del Turismo non hanno considerato tra le professioni turistiche la figura dei commerciali turismo (circa un migliaio in Italia), che rappresentano, nella catena della distribuzione del prodotto turistico, un fondamentale anello di congiunzione tra la domanda e l’offerta – si legge nel documento condiviso e firmato da Massimo Ruggieri, Salvo Buttitta, Daniele Landolina e Gianluca Glorioso -. I ricavi del commerciale turismo corrispondono esclusivamente alle provvigioni maturate sulla vendita di pacchetti e/o servizi turistici andati a buon fine (coincide con la data di inizio/termine del servizio). In questo epocale momento, le conseguenze della emergenza COVID-19, hanno praticamente ridotto a zero tali valori, specie per chi promuove viaggi all’estero.

Sarebbe pertanto auspicabile inserire i commerciali turismo tra i possibili beneficiari del D.M. 403 art.2 del 13 agosto 2020 – si legge sempre nel documento – in quanto, pur nella generica posizione di agenti di commercio con codici ATECO generici e comunque diversi dai 79.11 e 79.12 (citati nel decreto sopra menzionato), il ruolo è profondamente specifico, vincolato e comunque subordinato a quello delle agenzie di viaggi e dei tour operator (oggetti del decreto). Pertanto riteniamo auspicabile la creazione di un codice ATECO specifico e/o di un Elenco professionale che ne determini l’appartenenza e ne configuri le mansioni specifiche di attività. In assenza di tali condizioni, vista l’emergenza, si potrebbe suggerire di produrre, a conferma della tipologia di attività svolta nel settore turistico, insieme alla certificazione/attestato di iscrizione Enasarco, anche il rendiconto dello stesso Ente (vedi all.to), in cui si evince che le mandanti sono tutte aziende del comparto turistico. In alternativa o ad integrazione, si potrebbe produrre copia dall’ultimo mandato attivo”.

Inoltre nel documento si suggeriscono “criteri di calcolo semplici e chiari per la determinazione del ‘fatturato’, evitando interpretazioni sulla ‘competenza’ che potrebbero determinare controversie legali o limitare/precludere l’erogazione della sovvenzione. Sarebbe auspicabile, in assenza di una comunicazione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla quantificazione della richiesta, poter effettuare tale comparazione su base/media annuale (2019 Vs. 2020) rapportata al numero dei mesi per i quali si è deciso di intervenire con sovvenzioni. Ciò ridurrebbe la discrepanza generata per la fatturazione provvigioni postuma alla effettiva maturazione delle stesse.

I commerciali inoltre ritengono auspicabile “valutare la possibile riapertura delle destinazioni cosiddette “Covid-free” (prevalentemente di lungo-raggio come Maldive, Zanzibar, etc) predisponendo, sempre nel rispetto delle norme sanitarie, procedure chiare e stabili così da poter predisporre, con i giusti criteri, l’offerta alla clientela per una loro valutazione. Si potrebbe ipotizzare anche tamponi a carico dei clienti (prima della partenza, al rientro e un terzo dopo una settimana dal rientro) tracciando i clienti (app IMMUNI o altro) e monitorandone i risultati al fine di scongiurare eventuali contagi”.

In tema di sostegno alle imprese per l’emergenza COVID-19, si richiede inoltre di “intervenire in ambito della Regione Siciliana, in particolare in relazione al comparto turismo, prevedendo anche misure a favore dei “Commerciali Turismo”. Inoltre sarebbe da valutare un possibile coinvolgimento dei commerciali, nella tanto attesa uscita dei bandi promossi dall’assessorato al Turismo, che secondo le anticipazioni fornite, ci avrebbero esclusi”.

Infine, la questione dei pagamenti all’Inps: “come è noto l’agente di commercio al pari del titolare di una Ditta Individuale è tenuto alla
iscrizione gestione commercianti INPS, versando circa 4.000 euro annuali di contributi fissi su un reddito minimale di circa 15.710 Euro, superata tale soglia si versano contributi in forma percentuale. A questi si aggiungono i contributi Enasarco, detratti e versati dalle mandanti.
Visto che molti agenti, specialmente nel comparto turistico, stanno subendo considerevoli cali di provvigioni, che, in determinati casi, possono addirittura sfiorare il 100% (al netto di fatture emesse per anticipi provvigioni e/o rimborsi spese), sarebbe auspicabile prevedere un
abbattimento del valore dei contributi annuali fissi, proporzionale al calo subito, partendo comunque da una soglia con un minimo di calo pari al 33%. Ad esempio se hai subito un calo minimo del 50%, un abbattimento del 50% dei contributi fissi minimi obbligatori, se il calo è
stato dell’80% un abbattimento dell’80%. D’altronde si ricorda che i contributi previdenziali per i lavoratori in cassa integrazione sono integralmente pagati dall’INPS e rappresenterebbe una grande disparità non prevedere tale misura anche per gli autonomi. E’ impensabile che un Partita Iva in un anno fatturi provvigioni per 2.000 euro e ne debba versare 4.000 all’INPS”, conclude la nota.

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