Città del Cioccolato, libro del XVI secolo amplia percorso museale

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La valorizzazione del patrimonio storico si conferma un asset strategico per incrementare l’appeal delle mete culturali e dei musei d’impresa. A partire dal 30 giugno 2026, il percorso espositivo della Città del Cioccolato amplia la propria offerta didattica grazie all’inserimento nella collezione Caraceni di un volume di grande prestigio storico: il testo “Historia naturale e morale delle Indie”, scritto da R.P. Gioseffo di Acosta e pubblicato a Venezia da Bernardo Basa nel 1596. L’opera riveste un ruolo scientifico centrale per il settore poiché contiene la prima testimonianza editoriale in lingua italiana del termine chocolate, mantenuto immutato rispetto all’originale spagnolo data l’assenza, all’epoca, di un corrispettivo lessicale nella nostra lingua.

Il volume offre una dettagliata cronaca economica e sociale delle popolazioni mesoamericane precolombiane, descrivendo l’uso dei semi di cacao sia come moneta corrente sia come ingrediente per scopi terapeutici e rituali sacri. Come evidenziato da Roberto Caraceni, Direttore della Didattica della Città del Cioccolato, le civiltà Maya e Azteca non possedevano un termine univoco per la cioccolata, ma si riferivano a essa con espressioni legate all’acqua e al cacao: “Furono gli spagnoli a introdurre la parola chocolate, probabilmente unendo i suoni chocol (caldo) del lessico maya e ate (acqua) da quello azteco”. Caraceni ha inoltre ricordato il profondo valore spirituale della bevanda, spesso utilizzata in complessi e violenti riti religiosi dedicati alla divinità Quetzalcoatl.

L’operazione punta a qualificare l’esperienza di visita della struttura, intercettando quel segmento di viaggiatori attenti al turismo culturale e alla storia della gastronomia.

Per Eugenio Guarducci, Direttore Artistico della Città del Cioccolato “le pagine di questo antico testo offrano una vera e propria cronaca in diretta della società mesoamericana del tempo, i cui costumi erano lontani dalle consuetudini europee: “La loro lettura rappresenta un vero e proprio viaggio nel tempo, emozioni per le quali, dopo oltre quattro secoli, dobbiamo essere grati a questo scrittore che ha voluto trasmettere ai posteri ciò che in prima persona aveva visto e vissuto”.

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