Veneto alla Bit punta ad attrarre i nipoti degli emigrati in Brasile

E stand Alto Adige ritrae montagne venete di Arabba

Puntare sui parenti degli emigrati in Brasile: è questo il nuovo obiettivo del Veneto per promuovere il turismo. “Soprattutto nel Sud di quel paese la popolazione è composta per l'80% da persone che sono partite dalle nostre terre e vogliono tornare come turisti”, ha detto Marino Finozzi, assessore regionale al turismo.  
Alla Bit il Veneto ha presentato tutta la sua varietà di offerte. Lo scorso anno ha raggiunto la cifra i 63 milioni di presenze, 1,9 milioni di persone in più rispetto al  miglior risultato registrato nel 2007.
Inoltre, la Regione continua a puntare sul turismo accessibile. Sono circa 127,5 milioni le persone, secondo l'Ente Europeo Turismo Accessibile, alla ricerca di vacanze a loro adatte. In questo campo per l' Italia, il Veneto può essere considerata una regione capofila. A Caorle ad esempio la spiaggia è dotata di strutture che consentono di arrivare al mare con le carrozzine. A Bibione i disabili hanno a disposizione Job chiar, carrozzina con ruote gonfiabili per entrare in acqua. Sulle Dolomiti ci sono guide per gli sciatori ciechi. Ci sono poi i monosci su cui chi ha ridotta capacità motoria può stare seduto e i dualsci per sciare in tandem, assistiti da un aiutante.
Ma come ogni anno non mancano le polemiche. Infatti, le cime di Arabba, in provincia di Belluno, hanno fatto mostra di sè nello stand dell’Alto Adige.
“Arabba – ha commentato Finozzi – è una località veneta splendida. Non so se prendermela o ringraziare il SuedTirol per averne così magnificamente proposto le piste innevate. Il bello – ha aggiunto – è che gli sciatori raffigurati sembrano guardare quelle montagne con compiacimento e invidia: li capisco. Del resto, non è la prima volta che le Dolomiti venete e le loro località compaiono nella pubblicità di territori vicini, e visto che il Veneto custodisce circa il 60% di questo patrimonio naturale mi rendo conto che è difficile fotografarle entro confini amministrativi troppo ristretti. L'unico rammarico – ha concluso – è che gli operatori dell’Arabba non possono disporre delle medesime risorse e finanziarie dei loro vicini altoatesini”.

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