venerdì, 17 Settembre 2021

Fiavet Lazio: crisi del turismo, a rischio 29.000 dipendenti

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fiavet Lazio.
“Che valore possiamo dare al settore del Turismo in questo momento? Non è una novità che la politica ottemperata dallo Stato italiano stia commettendo parecchi errori di valutazione. Partiamo dal valore effettivo di questo settore, il 13% del PIL, una rete di 4,2 milioni di occupati in questo settore che ha reso l’Italia leader in Europa di cui nell’ambito delle agenzie di viaggi circa 29.000 persone su scala nazionale, senza tenere conto del lavoro prestato dai titolari e collaboratori familiari. Ora diamo un dato rilevante che pesa fortemente sulle circa 10 mila adv autorizzate: si è assistito alla legalizzazione di imprese cosiddette “no-profit” che ovviamente di conseguenza non contribuiscono al PIL. Ciò significa che le Istituzioni permettono a questi 38 mila operatori abusivi, non solo di essere competitor sleali per le agenzie, ma anche di evadere le tasse fino a circa 2 miliardi di euro. Soldi che potrebbero essere spesi per sanare gli enormi buchi neri venutisi a creare dalla forzata chiusura.
Ci si immaginava, dunque, che le Istituzioni avrebbero garantito, in un momento di forte crisi, il proprio appoggio a queste realtà che hanno lavorato per lo Stato Italiano in modo trasparente. Invece l’intervento del Ministro di Maio ha spiazzato gli operatori turistici. Senza battere ciglio si è stabilito che in Italia esiste un Turismo di serie A e un Turismo di serie B.
Facciamo una premessa: non si può parlare di Turismo Nazionale o di Turismo Internazionale: il Turismo, per come lo intendiamo noi, è uno soltanto. È quello che opera in Italia con i turisti stranieri e italiani, è quello che opera all’estero con i turisti italiani.
Forse sfugge che le adv e i TOp autorizzati e con regolare licenza pagano le tasse allo Stato Italiano e che i suoi 29.000 dipendenti sono fisicamente persone che abitano in Italia e a loro volta pagano le tasse allo Stato Italiano.
Non vogliamo pensare che questo ragionamento non sia stato fatto, è talmente evidente il peso economico che porta con sé. Ma allora, dove si vuole arrivare?

L’estate doveva essere il rilancio di questo settore, così fortemente compromesso, invece sono arrivati a pioggia una serie di alert, assolutamente legittimi della Farnesina, in merito alle partenze verso l’Europa, che però sono stati subito rielaborati dai media con grandi titoli generando il panico.
Ci rendiamo conto che l’informazione è importante: avvisare, assistere, accompagnare chi viaggia è d’altronde alla base del nostro lavoro. Siamo i primi noi a farlo. È importante che i nostri connazionali stiano bene, ma la soluzione migliore sono gli avvisi e non i moniti. Per esempio suggerire a chi è in partenza di essere prudente, utilizzare la mascherina, lavarsi spesso le mani, mantenere il giusto distanziamento fisico. Che poi sono le stesse regole che si chiede di rispettare in Italia.
Non ci sembra sia equo il monito del Ministro Di Maio che da un lato denigra il viaggio all’estero e dall’altro esalta il viaggio in Italia, come se avesse dimenticato che i contagi sono risaliti in egual misura anche nel nostro territorio nazionale.
E allora, in questo caso, cosa dovremmo dire ai cittadini italiani? di non viaggiare in Italia? Per la grandissima, espansa, azienda turistica parlano i dati sopra riportati che non ci sembra siano stati giustamente ed attentamente considerati: è come se questa azienda, invece, fosse piccolina e di poco conto. Per chiarire meglio il concetto: dove sono i ristori mancanti per tutti coloro che non hanno potuto operare nel settore turistico? Ci sono 17 mesi di buco, durante i quali Adv e TO hanno tenuto duro pensando ottimisticamente al futuro. Ma qualcuno se n’è approfittato e questa storia comincia a farsi sentire. Soprattutto se si pensa ai tanti fondi non erogati in modo efficace come i bonus vacanze rimasti inutilizzati. Circa la metà delle famiglie aventi diritto non li hanno spesi, o non li hanno potuti spendere.
È bene che le Istituzioni, piuttosto che chiudere i canali per l’Europa, si attivino invece a favore dell’unico strumento utile: il Green Pass. Va fatta pressione affinché gli stati membri dell’UE formulino delle linee guida comuni e non, come si è visto, che si muovano con una gestione autonoma.
La cooperazione è l’arma più potente per contrastare il diffondersi del virus, non il blocco delle nostre vite e dei viaggi, e va indicato ai cittadini, chiaramente, come comportarsi, tanto all’estero quanto in Italia”.

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