sabato, 31 Ottobre 2020

Tassa di soggiorno, incassi record nella capitale ma le associazioni non ci stanno

La Uil torna a parlare di tassa di soggiorno. Secondo l’associazione sindacale lo scorso anno la tassa ha versato nelle casse comunali romane ‘ben 123 milioni di euro’. Secondo i calcoli della Uil, Roma non solo avrebbe fatto da apripista ma è anche la città “che più ha beneficiato dell’imposta in questi anni, raggiungendo nel 2015 un incasso doppio rispetto a Milano con i suoi 61 milioni e quadruplo rispetto a Venezia e Firenze”.

“Le entrate, per legge, dovrebbero essere destinate a un miglioramento delle strutture ricettive e turistiche – fa notare Alberto Civica, segretario generale della Uil di Roma e del Lazio – ma invece servono solo a colmare un deficit ormai strutturale. La Capitale nonostante le sue enormi risorse, spesso non è in grado di far fronte alle richieste turistiche: manca un ostello degno di questo nome, un polo fieristico e l’intero sistema delle infrastrutture è da ripensare.

In più nella Capitale – aggiunge – per una notte in un albergo 3 stelle si paga 4 euro, per un albergo di lusso 7, in un b&b 3.50 euro, in agriturismo 4 euro e in campeggio 2 mentre a Venezia, di fronte al Ponte di Rialto, l’imposta in un albergo costa da 2 a 5 euro a notte”.

“Ci siamo incontrati poche settimane fa con l’assessore al ramo Adriano Meloni — racconta Giuseppe Roscioli, presidente del Lazio dell’associazione di categoria — abbiamo parlato anche della tassa di soggiorno proponendo una rimodulazione a zone: non è giusto che un albergo che si trova in periferia paghi la stessa cifra di uno in centro, poi abbiamo proposto una riduzione per tutti e, attraverso la lotta all’evasione, di investire l’importo recuperato in promozione turistica, speriamo poi che venga recuperata la delibera dell’ex giunta Marino che proponeva l’investimento del 10% in promozione turistica”.

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