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A Roma non riapre 90% dei ristoranti. Ristoratori: non ci conviene, così è inutile

Nonostante la fine del lockdown le strade della Capitale, abitualmente affollate in primavera da gruppi di turisti provenienti da tutto il mondo, sono rimaste semivuote. Molti impiegati, causa smart working, non vanno in ufficio. Per questo diversi ristoranti, bar e negozi, orfani dei turisti e della pausa pranzo, hanno deciso di non riaprire. “Al di là degli adempimenti sanitari e burocratici, se non riaprono gli alberghi e riparte il turismo è inutile riaprire in centro: non ci sono clienti – sottolinea Gianfranco Contini, portavoce de ‘La Voce dei locali di Roma’ – Quasi tutti ristoranti del centro, il 90% circa, hanno deciso di rimanere chiusi. Qualche bar e tavola calda hanno provato a riaprire, ma l’incasso è stato praticamente quasi zero. Dobbiamo sperare che la curva dei contagi non risalga, che è la cosa principale, e che presto ci sia l’apertura delle frontiere così da poter tornare a lavorare in condizioni di quasi normalità”.
“Ci sono alcuni che hanno riaperto, chi non ha aperto perché vuole capire cosa accadrà, e chi perché i costi di una riapertura sono maggiori che rimanere chiusi – spiega David Sermoneta, presidente di Confcommercio Centro Storico – Attività familiari provano a riaprire, altre più strutturate con molti dipendenti preferiscono aspettare – aggiunge – Siamo penalizzati su tutti fronti: siamo stati chiusi, senza aiuti, dobbiamo aprire sapendo di rimetterci e poi preoccupa la faccenda della responsabilità penale”.

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