Oggi il viaggio si pianifica con la AI, ecco la strategia GEO per hotel indipendenti

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Il progressivo passaggio dai motori di ricerca tradizionali agli assistenti conversazionali basati sull’intelligenza artificiale (come ChatGPT, Gemini e Perplexity) sta ridisegnando i volumi di traffico digitale.
Casi emblematici come la contrazione di utenti mensili registrata da Tripadvisor (passati da 160 a 120 milioni in due anni) e la flessione dei portali verticali come Kayak confermano la tendenza dei viaggiatori a preferire le risposte istantanee fornite direttamente dalle AI Overviews di Google o dai chatbot. Secondo le rilevazioni Phocuswright, circa il 40% dei viaggiatori occidentali pianifica i propri itinerari tramite intelligenza artificiale, determinando un calo del traffico web per i blog di viaggio e per i portali delle DMO.
In questo scenario, i grandi intermediari (le principali OTA) si sono mossi d’anticipo: Booking.com ed Expedia controllano già oltre il 54% della visibilità totale all’interno delle risposte fornite dall’IA sugli hotel europei.

Per contrastare il rischio di una dipendenza economica perenne legata a commissioni che possono toccare il 35%, la startup innovativa italiana RankWit, recentemente entrata a far parte dell’Osservatorio Travel Innovation di un ateneo milanese, ha sviluppato una tecnologia incentrata sulla GEO (Generative Engine Optimization) basata su tre pilastri operativi:

Analisi del contesto semantico: L’algoritmo predilige il significato complessivo dei testi rispetto alle vecchie parole chiave; la piattaforma mappa e colma i vuoti informativi del sito web per rispondere esattamente alle richieste conversazionali degli utenti.

Ottimizzazione tecnica e schede Google: Adeguamento minuzioso dei dati strutturati e dei profili commerciali (servizi specifici, conformità pet-friendly, Wi-Fi), seguendo i più recenti standard imposti dai manuali di Mountain View per alimentare la ricerca conversazionale.

Reputazione diffusa nell’ecosistema web: Monitoraggio e stimolazione delle menzioni del brand su piattaforme esterne da cui i Large Language Models attingono dati, come Reddit per ChatGPT, YouTube per Google, X per Grok e i canali Meta.

Per garantire il rigore scientifico del modello ed evitare le distorsioni commerciali dei motori artificiali (bias), RankWit ha inoltre avviato progetti di ricerca congiunti con i ricercatori delle Università di Catania e di Bologna.

“L’intelligenza artificiale sta modificando i meccanismi fondamentali della società. Come Società Benefit abbiamo inserito nel nostro statuto la tutela della trasparenza informativa, perché la vera domanda non è se usare l’AI, ma come condizionarne le risposte. Rankwit nasce per rimettere i dati in mano ai proprietari delle strutture, evitando che vengano tagliati fuori dalle mappe concettuale delle macchine. Chi non inizia a posizionarsi oggi sui motori di terza generazione, domani sarà semplicemente invisibile”, ha detto Dario Valastro, co-founder di RankWit.

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