giovedì, 28 Gennaio 2021

Appello dei direttori d’albergo: no alla chiusura degli hotel nelle località sciistiche

No alla chiusura delle strutture alberghiere in montagna nelle prossime settimane. L’appello arriva da A.D.A. Associazione Direttori Albergo, per voce del presidente nazionale Alessandro D’Andrea: “se venissero confermate le voci trapelate ieri sulla chiusura delle strutture ricettive in montagna, sarebbe l’ennesimo danno gratuito per il settore turistico. Già dall’inizio della pandemia la scorsa primavera, gli alberghi non sono mai stati obbligati a chiudere. I direttori e i manager, in collaborazione con le proprietà e le Associazioni di categoria, si sono da subito adoperati per studiare ed applicare rigidi ed efficaci protocolli e misure di sicurezza atti a controllare e contenere il rischio di contagio. Numerosi sono stati anche gli investimenti economici affrontati per i processi di formazione del personale, per la creazione di percorsi atti a mantenere il distanziamento fisico, per la riorganizzazione dei servizi interni di ristorazione e per l’adozione di misure di sanificazione; tanto che dalla ripresa degli spostamenti gli ospiti che hanno ricominciato a frequentare gli alberghi si sentivano sicuri.
Ben consci che debba essere mantenuta la massima attenzione verso il problema sanitario, che nel nostro Paese risulta ancora grave, è però evidente che con gli spostamenti consentiti solo all’interno delle Regioni, e con gli impianti sciistici chiusi, non possiamo di certo aspettarci il tutto esaurito. È evidente che le richieste sarebbero gestite in base agli spazi disponibili nelle singole strutture, nel rispetto delle regole di sicurezza, garantendo così gli standard sanitari e la possibilità di far lavorare strutture ricettive già gravemente provate; ripensare le restrizioni aiuterebbe il settore turistico portando ossigeno a tutta la filiera che ruota intorno al settore Albergo. La stagione sarà comunque compromessa ma consentire di poter trascorrere qualche giorno in montagna a chi decide di uscire dalle città nelle quali siamo stati “prigionieri” in queste ultime settimane avrebbe un risvolto psicologico positivo per molte famiglie. L’ennesima decisione assurda, quella di chiudere gli alberghi in montagna, valutata senza essersi confrontati con gli esperti del settore”.

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