venerdì, 24 Settembre 2021

Il Green Pass rischia di spezzare la catena (turistica) della solidarietà

Erano appena ricominciate le prenotazioni nelle migliaia di case religiose e no-profit ma con il Decreto sul Green Pass, anche le strutture dell’ospitalità religiosa saranno costrette a filtrare tutti gli ingressi nelle sale-mensa. Un fatto che ha gettato nel panico tante famiglie numerose, gruppi parrocchiali e movimenti religiosi, che fanno di queste case il loro obiettivo etico estivo.
Tutto nasce dall’estensione dell’obbligo del Green Pass a qualsiasi tipo di ristorazione al chiuso, quindi comprese le Case per Ferie, Ostelli, Foresterie di conventi e così via. Si pensava che il provvedimento potesse riguardare solo bar e ristoranti prettamente detti e invece no: controllo del Green Pass per gli ospiti quando si fa colazione, quando si entra in riunione, quando si pranza, quando si cena.
L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, che raccoglie e promuove questo tipo di strutture ricettive, ha protestato nei confronti del Governo, in quanto “risulta del tutto incomprensibile come questo settore dell’ospitalità religiosa e no-profit possa essere stato assimilato ad un qualsiasi gestore di un ristorante o di un bar che riceve clienti occasionali per qualche ora, invitando Draghi, Garavaglia e Speranza a riflettere su come ogni disdetta rappresenta quotidianamente un pasto caldo in meno per un povero, un giaciglio di emergenza in meno per un senzatetto, una speranza in meno per chi di speranze ne ha già poche”.
A questo punto si attende un chiarimento normativo prima del 6 agosto, quando l’obbligo della verifica sul Green Pass entrerà in vigore.

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