Ospitalità Religiosa Italiana aderisce al ‘Religious Tourism for Peace’


L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) aderisce allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’, iniziativa promossa dal coordinamento italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso con l’obiettivo di valorizzare il turismo religioso come strumento di dialogo tra culture, fedi e popoli.

L’adesione, annunciata a Roma il 19 aprile 2026, rappresenta – come ha spiegato il presidente dell’associazione Fabio Rocchi – una scelta coerente con la missione della rete che riunisce strutture di accoglienza religiosa in tutta Italia, tra conventi, monasteri, santuari e case per ferie. L’organizzazione collega e promuove circa 3mila strutture per oltre 200mila posti letto, contribuendo allo sviluppo del turismo spirituale e facilitando l’incontro tra pellegrini e territori.

Lo slogan ‘Religious Tourism for Peace’, ideato da Biagio Maimone, coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network – rete internazionale che coinvolge 18 Paesi – promuove una visione del viaggio religioso come esperienza capace di favorire l’incontro e la comprensione tra culture diverse. L’ingresso di ORI nel network, avvenuto lo scorso anno, rafforza il posizionamento internazionale dell’associazione e la collaborazione su progetti dedicati a un turismo spirituale etico, sostenibile e centrato sulla persona.

Secondo Maimone, il settore necessita anche di un riconoscimento istituzionale dedicato, già proposto al Ministero del Turismo, che possa valorizzare il ruolo strategico del turismo religioso e tutelarne l’autenticità, contrastando fenomeni di mercificazione e garantendo un approccio rispettoso della dimensione spirituale e culturale.

Nel panorama italiano l’ospitalità religiosa rappresenta una infrastruttura sociale diffusa, capace di coniugare accoglienza, sostenibilità e accessibilità. Lo confermano anche i dati del Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non profit: le strutture sono 2.911 (-1% rispetto al 2025), ma la capacità ricettiva cresce fino a 193.945 posti letto (+2%), segnale di un rafforzamento qualitativo dell’offerta.
Dal punto di vista territoriale, il Lazio si conferma la regione con il maggior numero di posti letto (oltre 31mila), seguito da Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Tra le caratteristiche del comparto spiccano inoltre la diffusione del WiFi nel 70% delle strutture, il 25% delle accoglienze situate in aree montane e il 44% delle strutture che offre formule di autogestione.

“L’ospitalità religiosa e non profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza – ha sottolineato Rocchi –. Il settore non arretra ma si trasforma, rafforzando il proprio ruolo sociale e territoriale”.

In questo contesto, l’adesione allo slogan “Religious Tourism for Peace” assume un valore simbolico ma anche operativo, contribuendo a posizionare il turismo religioso come ambito sempre più centrale nelle politiche culturali e sociali del turismo contemporaneo.

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