giovedì, 15 Aprile 2021

Alitalia, ecco Leogrande: primo incontro con Delta. E Patuanelli frena su Lufthansa

Entra in azione il commissario unico Giuseppe Leogrande. Nell’incontro al Mise con i sindacati si presenta come l’avvocato “esperto nella gestione di imprese in stato patologico”. La sua mission, sta nel rilanciare la compagnia, tiene a precisare il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che avverte: “Non ho dato mandato a cederla a Lufthansa”, né tanto meno a “regalarla”.

Insomma il passaggio ai tedeschi non è ineluttabile. Anzi, i giochi sono aperti. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, fa sapere che dal governo confermano il ritorno tra gli interessati di Air France Klm, mentre il primo incontro di Leogrande sarà con l’americana Delta, posto che c’è la disponibilità a vedere “chiunque”. O quasi.

Fuori dai giochi sarebbe ormai Atlantia. Per Patuanelli ormai “un capitolo chiuso”. D’altra parte la cessione di quote importanti di Aeroporti di Roma, fino al 49%, farebbe pensare che la famiglia Benetton stia guardando ad altro.

Ciò non vuol dire che su Alitalia, dopo due anni e sette mesi di commissariamento, si riparta da zero, tengono a precisare i sindacati al termine del tavolo al Mise. Non si butterà via il lavoro fin qui fatto ma dal ministro viene ribadita la necessità di “migliorare il conto economico”, “agendo sulle uscite” perché le entrate non andrebbero poi male.

“Quest’anno i voli sono aumentati”, fa notare Landini. In prima battuta ci sarebbero da rinegoziare i contratti di leasing degli aerei.

“Il commissario lavorerà sui costi eccessivi della compagnia: il costo del lavoro non è tra questi”, spiega Patuanelli invitando quindi a tagliare altrove, prima di ricorrere agli esuberi. Tanto che il ministro parla di “massima tutela dei livelli occupazionali”. Oggi i dipendenti a tempo indeterminato sarebbero oltre 10 mila, che diventano 11 mila con quelli a termine. Patuanelli inoltre ribadisce: “non prendo in considerazione l’idea di mettere aerei a terra”.

Tutte indicazioni che cozzano con quanto lasciato trapelare nelle ultime ore dal ceo di Lufthansa, Carsten Spohr, che è tornato a rimarcare la necessità di ristrutturare Alitalia. Ma per i sindacati le parole di Patuanelli sono un sollievo. Al tavolo “non hanno dichiarato esuberi o spacchettamenti”, dice la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan. E già questo, prosegue, “è positivo”. Ora, però, sottolinea il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, “serve un piano industriale e una convocazione”.

Quanto allo Stato. Secondo Patuanelli “ad oggi non c’è l’esigenza dell’ingresso del Mef” in Alitalia. Ciò, avrebbe comunque specificato il ministro, “non significa escludere” un possibile intervento del Tesoro nel capitale della compagnia. Semplicemente per ora non si può quantificare e definire. Ma il decreto che sblocca i 400 milioni di finanziamento non cambierebbe le carte in tavola circa la partecipazione pubblica nell’azienda. A riguardo il ministro difende la scelta fatta, la nuova procedura aperta. L’alternativa, mette in evidenza, sarebbe stata “il fallimento”.

Leogrande appare schietto davanti ai sindacati. “Non c’è pasta precotta. Incontrerò Delta che me lo ha chiesto e chiunque me lo chiederà”, garantisce. “Chi mi conosce sa che non faccio disastri”, dice. Su un eventuale intervento di nazionalizzazione non si sbilancia: “Va quantomeno studiato”, taglia corto. Il commissario è e resta unico ma Leogrande fa sapere di essere a caccia di manager che possano aiutarlo ad affrontare una “situazione non semplice”, come ammette lo stesso Patuanelli.

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