Alitalia e l’aut aut di Patuanelli: entro sei mesi o si salva o si chiude

Dopo sette proroghe e numerosi tentativi di riassetto, il futuro di Alitalia è ancora appeso ad un filo. Un futuro incerto per la ex compagnia di bandiera che ha davanti almeno altri sei mesi grazie agli ultimi 400 milioni di euro su cui la commissaria alla concorrenza Ue, Margrethe Vestager potrebbe decidere di indagare se si configurasse a suo avviso un aiuto di stato. E quest’ultima tranche stanziata dal governo non è che una parte del fiume di denaro pubblico (1,3 miliardi negli ultimi due anni e sette mesi di amministrazione straordinaria) diretto verso il vettore per cercare di risanarlo.

Il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sceglie le pagine del quotidiano il Messaggero per lanciare l’ennesimo allarme. “Per salvare Alitalia ci restano sei mesi – dice – L’obiettivo è chiudere entro metà anno, con la scadenza del mandato al commissario” Leogrande. L’alternativa non esiste, o meglio è chiara: si chiude, avverte Patuanelli. “Sono stati erogati i 400 milioni di euro di prestito – ribadisce – Non ci saranno altri fondi”.

Il ministro si dice fiducioso anche a proposito della decisione della Commissione Ue spiegando di non temere la mannaia Ue per gli aiuti di Stato: “cambieremo il brand Alitalia e realizzeremo una diversa struttura societaria. Sono questi gli elementi di discontinuità che ci vengono richiesti”.

Per Patuanelli occorre immaginare una holding Alitalia con una diversa articolazione che mantenga l’integrità aziendale. No invece alla costituzione di società diverse da cedere separatamente. Sulla possibilità che Fs torni in gioco “non bisogna bruciare quanto fatto fino ad ora”.

“Metteremo in concorrenza Air France-Delta e Lufthansa. Non faremo regali a nessuno”, garantisce poi il ministro, secondo cui “serve anche una riforma del trasporto aereo. Penso per esempio alle low cost, agli aiuti che ricevono e che in molte situazioni danneggiano proprio Alitalia. Non è più tollerabile”.

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