Fallimento Thomas Cook: manager sotto inchiesta mentre prosegue il rimpatrio dei turisti

Sono 14.700 i turisti britannici coinvolti dalla bancarotta di Thomas Cook che sono stati rimpatriati fino ad ora. Lo riferisce l’Ente britannico per l’aviazione civile, secondo quanto riportato da Sky news. Ulteriori 74 aerei charter saranno messi a disposizione oggi per riportare nel Regno Unito altri 16.500 britannici. Sono in totale 600.000 i clienti interessati dalla vicenda, stranieri compresi.

Intanto il governo conservatore di Londra, mentre continua il rimpatrio dei turisti, ha annunciato un’inchiesta in piena regola sui vertici aziendali, dopo che il premier Boris Johnson ne aveva messo in discussione i bonus milionari incassati negli anni. L’inchiesta nasce per verificare se l’operato dei responsabili abbia “causato nocumento ai creditori o ai fondi pensione” dei 22.000 dipendenti ora a rischio. La stampa intanto denuncia i circa 50 milioni ricevuti fra salari e bonus dagli executive di Thomas Cook negli ultimi 10 anni, in barba alla crisi e ai debiti crescenti della società.

Nato ben 178 anni fa come spedizioniere vicino a Leicester, quando l’Impero britannico dominava i 7 mari, Thomas Cook ha alzato bandiera bianca nella notte tra domenica e lunedì. L’ultimo velivolo con le insegne Thomas Cook è decollato da Orlando, in Florida, prima dell’ufficializzazione del crac. Ed è atterrato a Manchester in mattinata salutato fra le lacrime dello staff in una triste cerimonia di commiato. L’amministratore delegato, Peter Fankhauser, ha poi parlato di “un profondo rammarico” per questo epilogo. E ha chiesto scusa sia ai “milioni di clienti” della società, sia ai suoi 22.000 dipendenti – 9.000 dei quali basati in Gran Bretagna – il cui destino è ora appeso a un filo.

Mentre rimangono aperti gli interrogativi sui punti oscuri di una crisi certificata fin dal 2011: ossia da quando l’azienda sospese la distribuzione dei dividendi, salvo riprenderla con noncuranza negli ultimi 2 anni malgrado la situazione debitoria irrisolta. Situazione che non ha a che fare con la Brexit, anche se lascia aleggiare un’ulteriore ombra sull’economia britannica in aggiunta alle incognite del divorzio dall’Ue. E si ricollega a problemi gestionali, ai contraccolpi della crisi globale del 2008, agli effetti più generali della concorrenza sfrenata sui fronte dei trasporti, del turismo, del commercio online: già fatali per non pochi brand-simbolo d’oltremanica.

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