Gen Z e Millenials ridisegnano il lavoro nel turismo


Il turismo italiano continua a crescere e ad attrarre milioni di visitatori, ma il sistema lavoro mostra una frattura sempre più evidente tra domanda e capacità di risposta delle aziende, e i numeri lo rendono chiaro: su un campione di 2.260 candidati analizzati dall’Osservatorio Guru Jobs 2025 (società di selezione del personale attiva su tutto il territorio nazionale), il 10,4% dichiara apertamente di voler cambiare lavoro mentre una quota molto più ampia vive una condizione di insoddisfazione latente, il 23,8% indica nella crescita personale la leva principale contro il 15% legato alla crescita economica, segnale di aspettative profondamente cambiate rispetto ai modelli tradizionali, e allo stesso tempo il settore è composto per il 58,8% da Gen Z e per il 41,2% da Millennials, generazioni che non rifiutano il lavoro ma rifiutano contesti poco strutturati, poco chiari e senza prospettive, evidenziando uno scollamento crescente tra ciò che le aziende offrono e ciò che il mercato del lavoro richiede.

“In questo scenario emerge una contraddizione strutturale – commenta Samantha Marzullo, cofondatrice di Guru Jobs – l’Italia continua a essere una delle destinazioni più desiderate al mondo, con milioni di visitatori ogni anno, ma sempre meno attrattiva per chi dovrebbe lavorarci, con aziende costrette a ridurre servizi e fatturato per mancanza di personale, segnale evidente di una crisi che non riguarda la domanda ma il capitale umano”.

I dati evidenziano un cambio di paradigma profondo, in cui il problema non è più la quantità di candidati ma la qualità e l’allineamento, con un mercato che si è trasformato in una vera competizione tra aziende per attrarre persone e non più solo clienti, mentre il modello tradizionale basato su annuncio, curriculum e colloquio lineare perde efficacia perché incapace di intercettare le competenze reali, sempre più legate a soft skill come gestione dello stress, capacità relazionale e attitudine alla vendita, elementi determinanti in un settore ad altissima intensità emotiva.

Il dato più rilevante riguarda proprio la motivazione: il 23,8% dei candidati mette al primo posto la crescita personale, contro il 15% che indica quella economica, un indicatore che ridefinisce completamente le leve di attrazione e posizionamento delle aziende, mentre solo l’1,5% dichiara esplicitamente le promesse non mantenute come causa di abbandono, un numero che, letto insieme al 10,4% di desiderio di cambiamento, suggerisce un fenomeno molto più ampio e spesso non dichiarato, legato alla distanza tra aspettative e realtà lavorativa.

Allo stesso tempo, l’analisi evidenzia criticità diffuse nelle competenze attitudinali, con carenze nella gestione dello stress, nell’organizzazione e nella vendita assistita, competenze che nel turismo moderno incidono direttamente su esperienza cliente e fatturato, generando forti differenze di performance tra profili con esperienza simile e alimentando un turnover che non è fisiologico ma sistemico, costruito da errori di selezione e gestione.

Il risultato è un ciclo continuo di inserimenti, formazione e perdita di personale che impatta sulla produttività, sul clima aziendale e sulla qualità del servizio, con costi invisibili che superano quelli diretti e che rallentano la crescita delle imprese, mentre il talento migliore resta spesso fuori dai radar perché già occupato o non attivamente in cerca, rendendo inefficace ogni approccio passivo basato sull’attesa delle candidature .

L’Osservatorio Guru Jobs evidenzia quindi un passaggio chiave: il recruiting è a tutti gli effetti una leva strategica, che richiede sistemi di attrazione, selezione basata su dati attitudinali e ambienti organizzativi capaci di trattenere le persone, con un focus su leadership, chiarezza e percorsi di crescita, elementi oggi decisivi per la sostenibilità del settore.

Il quadro che emerge è netto: il turismo italiano non ha una crisi di personale, ha una crisi di modello, e finché continuerà a cercare talenti con strumenti e logiche del passato, continuerà a perdere competitività in un mercato che nel frattempo è già cambiato.

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