martedì, 1 Dicembre 2020

I musei e il business del bookshop dove guadagnano solo i privati

“C’è un tesoro nei musei italiani che lo Stato non riesce a trasformare in guadagni. Si tratta dei servizi aggiuntivi: dalle visite guidate ai libri, dalla ristorazione alla prevendita dei biglietti online, affidate in base a contratti scaduti da anni e prorogati o rappezzati fino ad oggi. A beneficio di pochi privati”. Lo scrive il settimanale l’Espresso in una inchiesta pubblicata nel numero in edicola oggi.    

Le aziende che noleggiano audioguide o vendono t-shirt di Leonardo, scrive il settimanale, “hanno incassato dal 2001 più di mezzo miliardo di euro, ma al ministero hanno versato meno di 75 milioni. Neppure il 15%”.

E intervistato dal settimanale, il ministro Dario Franceschini annuncia: “Voglio trasparenza assoluta. Dobbiamo finirla con questi monopoli mascherati. Trovo assurdo che lo Stato non partecipi direttamente alla gestione della parte più redditizia dei musei. Penso si debba tornare, almeno in un’opzione di scelta, alla titolarità pubblica”. E pur considerandola “non ancora pronta”, scrive l’Espresso, Franceschini “ha già deciso quale sarà la pedina che rappresenterà lo Stato: Ales, una società dal passato tormentato, amministrata da Giuseppe Proietti”.   

Sempre secondo quanto riporta l’Espresso, nel 2013 a Roma, “fra visite guidate, merchandising, prenotazioni, spuntini e caffè, monumenti e musei statali hanno incassato oltre 17 milioni di euro ma ben 15 sono rimasti ai concessionari”. 

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