lunedì, 17 febbraio 2020

Paura terrorismo non incoraggia i viaggi. Ma non tutti i paesi sono coinvolti

Dopo l’aereo caduto in Egitto, gli attacchi nel cuore di Parigi e le immagini choc delle camere dell’ “albergo degli stranieri” a Bamako sporche di sangue, diventa sempre più difficile scegliere mete “al di sopra di ogni sospetto” e soprattutto sembra scemare la voglia di partire e viaggiare intorno al mondo.

“L’allarme è alto – spiega il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – ma il mondo non può permettersi di fermarsi. Dopo Parigi c’è una scarsa propensione ai viaggi: gli attentati nella capitale francese sono una ferita troppo fresca e le immagini di Bruxelles sotto assedio vanno in onda in continuazione. Diciamo che l’Italia tra i paesi a rischio è senza dubbio quello messo meglio. Questo lo sanno gli stranieri ma soprattutto gli italiani, che tenderanno a rimanere nel loro Paese. Infatti sulle destinazioni montane registriamo già un’occupazione altissima per l’Immacolata”.

“Il momento non è un buono – dice Luca Battifora, presidente di Astoi Confindustria – perché il sentimento comune è molto legato ai media e a questo stato generale di preoccupazione. Ma diciamo anche che le cancellazioni non sono state eccessive e che non tutte le mete sono state interessate. Per il Capodanno stanno andando molto bene l’Estremo Oriente, le Maldive, Mauritius, i Caraibi mentre abbiamo registrato una flessione sulle capitali europee, l’Egitto e ovviamente il Nord Africa”.   

“Con la parola guerra che esce dalla tv continuamente è difficile avere lo spirito giusto per viaggiare – aggiunge Pier Ezhaya, vicepresidente di Astoi – ma sono delle fasi che poi finiscono. Ne abbiamo viste già altre molto pesanti: le guerre del Golfo, l’11 settembre, lo tsunami, l’Egitto…”. 

“Il rischio di una flessione c’è – dice il presidente di Federcongressi&eventi Mario Buscema – anche se in Italia, al momento stiamo reagendo in maniera diversa di Belgio e Francia. E il Giubileo che da una parte poteva essere un elemento di opportunità, dall’altra espone Roma a un’attenzione per cui chi deve venire ci pensa due volte”.

 

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