giovedì, 15 Aprile 2021

Scoppia la ‘guerra dei poveri’: la quarantena al rientro dall’estero scontenta tutti

Niente vacanze di Pasqua in Italia, ma anche quei pochi che sono riusciti a scappare all’estero (nello specifico al caldo delle Canarie oppure in una delle altre destinazioni Schengen) troveranno una “sorpresa” al rientro. I viaggiatori che arrivano o rientrano fino al 6 aprile da paesi dell’Unione europea infatti – secondo l’ultima ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza – dovranno rispettare una quarantena di 5 giorni e alla fine sottoporsi a un ulteriore tampone.

Altra benzina sul fuoco sulla rovente polemica che era stata innescata qualche giorno fa dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca (“Non comprendiamo come sia possibile autorizzare i viaggi oltre confine e invece impedire quelli in Italia per Pasqua”).

“Quarantena al rientro dall’Ue? Così abbiamo perso tutti – commenta amaramente il presidente Astoi Confindustria Viaggi Pier Ezhaya – e francamente non vediamo il nesso di questa misura ‘sanitaria’ e non riusciamo a scollegarla dalle polemiche di questi ultimi giorni sul fatto che si possa viaggiare in alcuni paesi esteri per Pasqua. Perché quest’ordinanza non è stata fatta prima? Sembra voler dire: rendiamo più difficile andare all’estero… Anche noi tour operator siamo aziende italiane! E stiamo parlando di due soli charter (da 180 passeggeri), un numero minuscolo rispetto alle gravissime perdite dell’ultimo anno”. E aggiunge: “Sono 10 mesi che chiediamo l’apertura di un corridoio turistico e, ora che ne abbiamo uno, si fa di tutto per far abortire l’operazione”. In ogni caso “non è che attaccando un pezzo della filiera si risolve il problema! Adesso con quest’ordinanza non è che gli alberghi andranno meglio”.

Ci tiene subito a chiarire la posizione degli albergatori il presidente Bernabò Bocca: “La toppa della quarantena – dice – è peggio del buco. Noi non volevamo fare assolutamente la guerra agli italiani che andavano all’estero né tantomeno a tour operator e agenzie di viaggi italiani di cui abbiamo la massima considerazione. Il nostro discorso è solo questo: se il tampone vale per andare all’estero, deve valere anche in Italia. Federalberghi è convenzionata con più di duemila centri diagnostici per i tamponi in hotel. Se è permesso salire su un aereo col tampone, sia permesso anche in hotel”.

Parla di una “guerra tra poveri” Luca Patanè, presidente di Confturismo Confcommercio: “Non serve fare la lotta tra hotel, agenzie di viaggio e tour operator. Siamo tutti nella stessa barca, che sta affondando. Siamo un unico comparto che deve urlare al governo l’emergenza pazzesca in cui siamo. E’ passato più di un anno e passeranno ancora mesi prima che si riveda la luce. E non sono quei quattro soldi di ristori che ci possono salvare. Abbiamo bisogno – chiarisce – di aperture dall’estero (perché il 51% delle presenze alberghiere nel 2019 veniva da fuori). Se tu apri da una parte, fai anche arrivare. Il turismo è un sistema biunivoco”.

Per Franco Gattinoni, presidente di Fto, “non si possono cambiare le regole continuamente arrecando danni alle persone già in viaggio, a chi ha prenotato, e alle aziende che cercano affannosamente di stare a galla e di adeguarsi ai continui cambi di rotta. Il costante mutamento delle norme è un colpo di grazia per migliaia di imprenditori che da oltre un anno non lavorano”.

“E’ solo una follia, non c’è niente di peggio che prendere provvedimenti legislativi sull’onda emotiva di posizioni che non hanno veramente motivo di esistere. Pazzesca la posizione di Federalberghi e ancora più pazzesca l’ordinanza” spiega scoraggiata e arrabbiata la presidente di Fiavet Ivana Jelinic.

Parla di situazione paradossale, difficile da accettare dagli imprenditori e dai lavoratori di un settore che è ormai arrivato al 13/o mese di crisi Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti. “Non dobbiamo fare come il Regno Unito, che ha vietato ai cittadini di partire. Piuttosto avremmo dovuto fare come la Grecia, organizzando protocolli e aree Covid free attrezzate per ricevere turisti”.

“Il provvedimento sui tamponi al rientro per chi va in vacanza all’estero – sostiene Gianni Rebecchi, presidente delle agenzie di viaggio di Assoviaggi Confesercenti – sembra pensato più per scoraggiare le partenze che per preoccupazioni di carattere epidemiologico. Anche perché i paesi che sono raggiungibili e accettano turisti – un numero esiguo di destinazioni – hanno già disposto controlli e protocolli di sicurezza, anche più stretti di quelli vigenti”.

“Certo è che l’ordinanza ha il merito di scontentare tutti, perché, oltre a non migliorare la condizione degli albergatori italiani, colpisce con l’obbligo di quarantena anche i consumatori, dopo che hanno acquistato il viaggio o che addirittura sono partiti”, dicono dall’AIAV, Associazione Italiana Agenti di Viaggio.

News Correlate