martedì, 28 Giugno 2022

Slitta ripartenza sci, regioni alpine chiedono ristori immediati

Si va verso un rinvio dell’apertura dell’impianti sciistici. E’ quanto sarebbe emerso dal vertice di governo in vista del nuovo dpcm con le misure anti contagio, a partire dal 15 gennaio. In ogni caso si attende il parere dei tecnici sulle nuove proposte che devono arrivare dalle Regioni dopo che erano state invitate ad aggiornare il protocollo. “Ne discuteremo con le regioni, ma mi pare complicato vedere le scuole superiori chiuse e gli impianti di sci aperti”, dice il ministro della Salute, Roberto Speranza, a Che tempo che fa su Rai3.

“Salvo miracoli, è del tutto evidente che la sbandierata riapertura degli impianti di risalita per il prossimo 18 gennaio appartiene più al mondo degli auspici che non a quello della realtà”, riflette il sindaco di Pragelato Giorgio Merlo, che a nome dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea chiede di “intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori”.

Il rischio è che ad andare in fumo, dopo il Natale, sia l’intera stagione invernale, con una perdita di indotto che le Regioni alpine hanno calcolato in circa 20 miliardi, una cifra vicina all’1% del Pil nazionale. A farne le spese non solo lo sci, ma anche noleggi, ristoranti, rifugi e alberghi, oltre ai negozi e a tutte le altre attività, dall’artigianato alla filiera alimentare. Senza dimenticare i trasporti, i servizi e la moda. Che vuol dire alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro, perlopiù stagionali.

Un problema che riguarda l’intero arco alpino, come pure le regioni appenniniche, ormai vicine a quello che gli assessori delle regioni alpine hanno definito il “disastro totale” senza l’apporto della stagione invernale. Pure nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci.

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