Viaggiare nel 2026: nuove regole per i visti e tasse sempre più alte
09 Gennaio 2026, 10:30
I viaggiatori nel 2026 si trovano davanti a un panorama in evoluzione. Le regole per entrare in alcuni Paesi, i costi per autorizzazioni elettroniche come l’ESTA negli Stati Uniti e un progressivo aumento di tasse turistiche, contributi di soggiorno e oneri per attrazioni naturali stanno ridefinendo il costo reale delle vacanze. Le novità, risposte a esigenze di sicurezza, sostenibilità e gestione dei flussi, influenzano le scelte e il budget dei viaggi internazionali.
Stati Uniti: ESTA, controlli social e parchi nazionali sempre più costosi
Negli Stati Uniti, l’autorizzazione elettronica ESTA è diventata più cara: dal 30 settembre 2025 la tariffa è salita da 21 a 40 dollari. Parallelamente, l’amministrazione americana sta valutando requisiti più stringenti, come l’analisi dei profili social dei richiedenti ESTA per aumentare la sicurezza delle frontiere.
Alle novità burocratiche si aggiungono aumenti delle tariffe d’ingresso nei parchi nazionali statunitensi per i visitatori internazionali. Dal 2026, per accedere ad alcuni dei parchi più frequentati – Yellowstone, Glacier, Grand Canyon e altri – i non residenti dovranno pagare un supplemento di circa 100 dollari a persona, oltre alle normali tariffe di ingresso. Chi visita a piedi può arrivare a costi superiori rispetto al passato, mentre resta disponibile un “Annual Pass” a prezzo maggiorato rispetto agli anni precedenti.
Europa: ETIAS, tasse di soggiorno e nuove tariffe locali
Dalll’ultimo trimestre del 2026 l’Europa si allineerà agli Usa con l’entrata in vigore del European Travel Information and Authorisation System (ETIAS) destinato ai cittadini di paesi terzi che attualmente non necessitano di visto per entrare nell’area Schengen (es. USA, Regno Unito, Canada, Australia). L’ETIAS è un sistema di autorizzazione elettronica per i viaggiatori esenti da visto che intendono recarsi nell’area Schengen e altri Paesi UE (come Cipro, Bulgaria e Romania) per brevi periodim che avrà il costo di 7 euro e una durata di 3 anni.
Inoltre, molte città e regioni europee stanno intensificando l’applicazione delle tasse turistiche: a Edimburgo (Scozia) dal 24 luglio 2026, i turisti pagheranno una tassa pari al 5% del costo della camera a notte per le prime cinque notti.
A Barcellona la tassa comunale per notte aumenta a 5 euro e la tassa regionale si aggiunge a quella cittadina, con possibili incrementi.
Le Baleari confermano l’Imposta per il Turismo Sostenibile, con tariffe variabili in base alla stagione e al tipo di alloggio mentre in Grecia già nel 2025 è aumentata la “climate tax”, ossia la tassa turistica sul pernottamento, con tariffe fino a 15 euro a notte per hotel di lusso nel periodo di alta stagione. Infine, in Norvegia, i comuni di destinazioni turistiche come Isole Lofoten e Tromsø potranno applicare dal 2026 una tassa sul pernottamento fino al 3%, destinata a sostenere l’infrastruttura locale e i servizi pubblici.
Italia: aumento della tassa di soggiorno nelle principali città
Anche in Italia si registrano incrementi nella tassa di soggiorno nei capoluoghi e nelle località più visitate. Dal 1° gennaio 2026, i comuni possono aumentare l’imposta fino a 2 euro in più per notte. A Milano, per esempio, gli hotel 4 e 5 stelle applicano ora tariffe fino a 10 euro a notte, mentre affitti brevi e B&B si posizionano intorno ai 9,5 euro.
In Asia aumentano tasse di soggiorno, parchi e nuove imposte
Anche il continente asiatico, sempre più frequentato dai viaggiatori internazionali, non viene risparmiato da questa escalation di tasse.
Si parte dal Giappone dove oltre all’aumento della tassa di soggiorno a Kyoto, che da marzo 2026 sarà notevolmente più alta per contrastare l’overtourism, sono previste nuove imposte per attrazioni naturali come il Monte Fuji, con costi aggiuntivi per scalatori e visitatori, destinati alla conservazione dei siti e allo sviluppo infrastrutturale. In Thailandia dal 1 febbraio 2026 è previsto un aumento della tassa sui servizi passeggeri per tutti i voli internazionali in entrata e in uscita, dagli attuali 15 baht a 25 baht a persona. La nuova tariffa, che si applica a tutti i passeggeri internazionali in partenza o in arrivo in Thailandia, viene riscossa direttamente dalle compagnie aeree in base al numero di passeggeri. Invece è stata rinviata a metà del 2026 la tassa di 300 baht (circa 7,50 euro) per chi arriva in aereo (150 baht per gli ingressi via terra o mare) che dovrebbe servire a finanziare infrastrutture turistiche e copertura assicurativa per i viaggiatori.
La Cina, invece, conferma le politiche di esenzione dei visti per tutto il 2026, già in vigore dal 2024, rivolta ai cittadini di numerosi Paesi – tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna e molti altri Stati europei ed extraeuropei – per soggiorni fino a 30 giorni per turismo, visite familiari, affari brevi o scambi culturali.
In parallelo, la politica di transito senza visto (TWOV) continua ad essere un’opzione privilegiata per chi utilizza la Cina come snodo di viaggio. In molti aeroporti e porti è possibile sostare fino a 144 ore o fino a 240 ore senza visto, a condizione di avere un biglietto confermato verso un terzo paese entro il tempo consentito.
Sicurezza e power bank: crescono i divieti sugli aerei
Attenzione invece a chi decide di portare in valigia il power bank, sempre più spesso al centro di nuove regole di sicurezza a livello globale. L’aumento di incidenti a bordo causati da batterie al litio difettose o surriscaldate ha spinto autorità aeronautiche e compagnie aeree ad adottare misure restrittive sul trasporto e sull’uso di questi dispositivi durante i voli. Emirates dal 1° ottobre 2025 ha proibito l’uso di power bank per ricaricare dispositivi o ricaricare il power bank stesso durante il volo; è consentito portarne uno solo sotto i 100 Wh, riposto sotto il sedile o nella tasca davanti al passeggero.
Singapore Airlines (con Scoot) ha introdotto il divieto di utilizzo in volo pur consentendo il trasporto nel bagaglio a mano, seguendo linee simili a quelle adottate da altri vettori asiatici. Thai Airways, AirAsia, China Airlines, EVA Air e altri vettori della regione hanno adottato analoghe restrizioni per ridurre i rischi di incendi legati alle batterie al litio. Altre compagnie, come Southwest Airlines negli Stati Uniti, richiedono che il power bank sia visibile e accessibile durante il volo, limitando di fatto le modalità d’uso.
In Cina, la Civil Aviation Administration of China (CAAC) ha vietato a partire dal 28 giugno 2025 il trasporto di power bank senza la certificazione “3C” (China Compulsory Certification) e di dispositivi richiamati per motivi di sicurezza mentre la Corea del Sud ha imposto dal marzo 2025 severe linee guida che vietano la ricarica a bordo e limitano il numero e la posizione dei power bank in cabina a seguito di un incendio su un volo locale. L’India infine ha adottato divieti specifici che proibiscono l’uso di power bank per caricare dispositivi su voli commerciali, oltre a vietare il collegamento dei power bank alle prese di alimentazione in‑seat.