lunedì, 14 Giugno 2021

Federalberghi, boom di presenze ad agosto

L’82% degli oltre 23 milioni di turisti italiani non andrà all’estero

Il settore del turismo si avvia a rialzare la testa. Lo si evince dalla lettura dei dati contenuti in un’indagine svolta in questi giorni da Federalberghi e Istituto Cirm ricerche nell’ambito di ”Check Turismo”, il presidio statistico della Federazione degli albergatori volto a monitorare con continuità l’andamento del mercato turistico. Saranno infatti 23 milioni e mezzo gli italiani (pari al 50% della popolazione maggiorenne) che da giugno a settembre hanno già fatto o faranno le vacanze questa estate. E se in luglio è previsto che gli italiani in vacanza siano circa 9,5 milioni, è ad agosto che si registrerà una vera esplosione di presenze sui
luoghi di villeggiatura con ben 22 milioni di turisti. Il mare sarà il luogo prescelto dalla grande maggioranza dei vacanzieri, con 18 milioni e mezzo di presenze, pari all’80% del totale, seguito a grande distanza dalle località di montagna con 2,8 milioni di presenze (soprattutto nel Nord) e dalle località d’arte con un milione e
200mila prenotazioni. Dei 23 milioni e mezzo di italiani in vacanza, l’82% resterà in Italia (rispetto al 78% del 2002) e il 15,5% (rispetto al 15% del 2002) andrà all’estero. Note positive anche dal settore del turismo straniero. Dopo un segno negativo (-5%) nei primi sei mesi del 2003, si comincia a registrare un’inversione di tendenza: i tedeschi, che rappresentano quasi il 40% dei turisti stranieri in Italia, per luglio e agosto non hanno fatto registrare disdette, malgrado le recenti polemiche politiche; gli statunitensi (il 10% degli stranieri) dovrebbero ricominciare a scegliere l’Italia a partire dal mese di settembre, come anche i giapponesi, a partire da gennaio 2004. E l’altra metà dell’Italia che resterà a casa? Tra i motivi che hanno indotto un italiano su due a rinunciare alle vacanze domina il fattore economico, rilevante per il 40% degli
intervistati (la spesa pro-capite per la vacanza estiva è comunque scesa dai 782 euro per il 2002 agli attuali 731 euro), seguito dagli impegni familiari (25%), da vacanze da fare in altri periodi (4%); molto scarso, infine, l’effetto ”terrorismo”, che incide solo per lo 0,8%. Moderata soddisfazione quella espressa da Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi-Confturismo, di fronte ai ”primi segnali di ripresa del settore. Non c’è stato il temuto crollo delle vacanze degli italiani e degli stranieri, soprattutto dei tedeschi, dopo l’incidente della lettera del sottosegretario Stefano Stefani pubblicata su ‘La Padania’. A questo proposito – prosegue Bocca – voglio dire che si è trattato di una frase infelice, ma anche di un caso gonfiato. Per fortuna i tedeschi
non si sono fatti influenzare da queste polemiche e non hanno effettuato disdette”. ”Ma ora – prosegue il presidente di Federalberghi – non si deve perdere tempo nel riassegnare la delega per il turismo. Il settore sta vivendo momenti troppo delicati per non avere un interlocutore certo e rappresentativo a cui porre le nostre richieste, prima fra tutte un intervento in campo fiscale. Vogliamo essere messi allo stesso livello dei nostri competitori europei – precisa – non si capisce perché in Italia si debba pagare il 10% di Iva, mentre in Francia, uno dei nostri principali concorrenti insieme alla Spagna, si paga il 5,5% e si parla di un’ulteriore riduzione. Puntiamo a un’armonizzazione in basso delle aliquote Iva e se queste nostre richieste non
troveranno soddisfazione da parte del governo, non scenderemo in piazza per protestare. Ci limiteremo – conclude Bocca – a far valere il nostro diritto di voto al momento opportuno”.

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