martedì, 22 Giugno 2021

Trasporto aereo: dove va l’Italia?

Il caso del mancato trapianto di Torino ripropone i mille problemi mai risolti del settore

Ma l’Italia del trasporto aereo dove va? In questa estate davvero strana ci mancava solo il mancato trapianto di cuore, per una bimba di 11 mesi, che è rimasta in “standby” sol perché l’aeromobile in partenza da Torino non ha potuto fare rifornimento di carburante. Ci sono amarezza e compostezza nelle parole della mamma di Giorgia, la bimba di 11 mesi che ora dovrà attendere ancora: ”Decidere di donare il cuore di un bimbo che muore –
ha affermato la mamma di Giorgia – e’ un sacrificio enorme e un
atto di generosita’ senza pari. Sprecarlo perche’ Caselle e’
chiuso e non puo’ rifornire di carburante l’aereo che deve
volare a prelevare l’organo e’ una vergogna inaccettabile”. La Sagat ha fatto sapere che farà di tutto perché eventi del genere non si ripetano. E ci mancherebbe. In un Paese normale non può succedere anche questo. Finchè la cronaca di questi giorni ci ha angosciato con una sciagura dietro l’altra, si era portati a pensare alla fatalità, al caso che si accanisce, magari con quelle compagnie aeree meno efficienti. Ma quando i “casi” si moltiplicano e anche le operazioni più semplici diventano impossibili, allora forse è il caso di mettersi tutti, e con urgenza, intorno a un tavolo. E’ di pochi giorni fa la denuncia della commissione francese istituita dopo l’incidente di Sharm nel 2003, che punta il dito contro la diplomazia. In pratica per rendere sicuro tutto il settore ci vorrebbero investimenti tali che la diplomazia ha il sopravvento sulla sicurezza. E noi continuiamo a pagare.

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