Via ai lavori nei lidi, ma è polemica tra gli operatori balneari

Via libera ai lavori di ripristino e manutenzione per spiagge e campeggi. Con una precisazione della presidenza del Consiglio, l’annuncio è stato rilanciato dalla sottosegretaria al turismo Lorenza Bonaccorsi. Nel testo (http://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa nella sezione Pubblici esercizi e attività commerciali) si legge: “Ferme restando la sospensione dell’attività e la chiusura al pubblico dello stabilimento balneare, è consentito l’accesso in loco di personale preposto ad attività di vigilanza, manutenzione o con funzioni di controllo dei rischi. In ogni caso, rimane indispensabile il rispetto delle vigenti prescrizioni sul contenimento del contagio adottate e il numero del personale presente per le citate attività deve essere il più possibile limitato. Al fine di agevolare lo spostamento verso e dai luoghi di lavoro, si suggerisce al datore di lavoro di rilasciare una dichiarazione attestante la necessità della presenza del lavoratore nei locali aziendali”.

Una mossa che però non sembra sortire il risultato sperato. “Una precisazione tardiva e incompleta”,  denuncia all’ANSA il presidente del Sindacato italiano balneari (Sib) Antonio Capacchione, “tardiva perché arrivata dopo che diverse regioni sono state costrette ad intervenire, ma anche incompleta perché manca ogni riferimento alle attività di allestimento delle spiagge”.

Della stessa opinione Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Confindustria: “Queste poche righe di precisazione del governo autorizzano la manutenzione, ma l’allestimento delle spiagge è un’altra cosa e di questo nella precisazione della presidenza del consiglio non si parla. Eppure è fondamentale, perché per preparare uno stabilimento all’arrivo dei bagnanti ci vuole tempo, almeno 1 mese e mezzo se non due di lavori, siamo già in gran ritardo”.  Tant’è, il ringraziamento, dice Licordari,  per ora va alle regioni, almeno ad alcune, in primis la Liguria e la Puglia, “che sono intervenute con norme ad hoc per aiutare la partenza dei lavori. Il governo, invece almeno fino ad oggi non ci ha ascoltati”.

Marco Maurelli, direttore di Federbalneari Italia, cerca di vedere il bicchiere  mezzo pieno: “Alcune ordinanze regionali sono da perfezionare almeno in alcuni punti, come quelli che riguardano le installazioni delle strutture stagionali, ma rispetto alla situazione di stallo vissuta fino ad ora , la precisazione del governo è comunque un passo avanti, che consente agli imprenditori di cominciare a lavorare”. Sebbene non basti, sottolinea, perché c’è ancora da fare chiarezza e presto, su altri due punti fondamentali: “le misure per la tutela della salute, che secondo il nostro centro studi avranno un costo di circa 360 milioni di euro (circa 12 mila euro per impresa a stagione) ma anche l’estensione della scadenza delle concessioni demaniali al 2033. Vista l’eccezionalità della situazione crediamo che alcuni principi europei vadano derogati e che il governo abbia tutti gli elementi per poterlo fare”.

Licordari, a sua volta, punta il dito anche sulla task force appena costituita per consigliare il governo sulla fase 2: “Nel nostro paese il turismo vale il 13% del Pil, perché allora tra i 16 saggi non hanno messo il direttore dell’Enit o comunque qualcuno che masticasse la materia?”. Quanto a immaginare come organizzare le spiagge tenendo conto delle precauzioni anti epidemia, ognuno cerca di fare come può, “credo si debba tener conto soprattutto del buon senso”, dice il  presidente di Assobalneari. Che però in un incontro con il governo ci spera ancora: “Basterebbe una convocazione in videoconferenza, ma ci ascoltassero”.

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