Agriturismo italiano non conosce crisi, in vent’anni 12,7 mln di presenze

Crescita ininterrotta da venti anni a questa parte per l’agriturismo italiano. La conferma arriva con il Rapporto Ismea 2018 rilanciato in occasione della nuova edizione di AgrieTour, Salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale (15-16 novembre), organizzato da Arezzo Fiere e Congressi, che si appresta a festeggiare i 18 anni di vita.

Il comparto, dati alla mano e sulla base del report economico dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, registra negli ultimi venti anni una crescita ininterrotta, raggiungendo i 12,7 milioni di presenze (+5,3%) e 3,2 milioni di arrivi (+6,7%). Il fatturato è di 1,36 miliardi di euro (+6,7% sul 2016) e l’offerta può contare su 23.406 aziende attive (+3,3%). La Toscana, con oltre 889 mila arrivi, e la Provincia Autonoma di Bolzano, con oltre 448 mila, detengono le quote di mercato maggiori, rispettivamente del 27,4% e 13,8% (insieme rappresentano il 41,2% degli arrivi totali). Seguono il Veneto, con 305 mila arrivi (9,4%) e 932 mila presenze (7,3% delle presenze nazionali), e l’Umbria, con oltre 230 mila arrivi e 82 mila presenze (rispettivamente il 7,1% e 6,6% sul totale nazionale). La durata dei soggiorni nel 2017 è pari a 3,9 giorni. La permanenza media più lunga si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano (6,1 giorni), in Calabria (4,6), in Toscana (4,4) e nelle Marche (4,3). In tutte le altre regioni i soggiorni medi sono compresi tra i 2,4 giorni del Piemonte e i 3,7 di Puglia e Liguria. La domanda è soprattutto sostenuta dai turisti stranieri, con incrementi a doppia cifra di ospiti per alcuni Paesi: Brasile (arrivi +37,7% e presenze +41,3%), Russia (+37,5% e +33,1%), Cina (+26,8% e +30,1%), Croazia (+26,2% e +24,2%) e Danimarca (+19,5% e +21,6%). Il report economico evidenzia infine che le attività di supporto e secondarie, tra cui l’agriturismo, costituiscono una quota sempre più importante della produzione agricola italiana, giungendo, nel 2017, a rappresentare il 22,4% del valore della produzione agricola, contro il 18,6% del 2010.

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