Lo spopolamento nei piccoli comuni, la sfida del Piemonte


Il progressivo spopolamento dei piccoli comuni italiani rappresenta un’importante criticità anche per il Piemonte, fra le regioni con il maggior numero di piccoli comuni (oltre mille), molti dei quali sotto i 1.000 abitanti e quindi particolarmente vulnerabili allo spopolamento.

Un rischio che riguarda soprattutto piccoli comuni montani o delle aree interne, dove la popolazione è molto ridotta e il saldo demografico è negativo da anni. Complessivamente 372 comuni piemontesi sono classificati come “aree interne”, territori più lontani dai servizi essenziali e quindi più esposti a marginalità demografica e sociale.

Le province maggiormente interessate sono quelle di Cuneo, Biella, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola mentre tra i comuni più esposti figurano realtà come Moncenisio, Ingria e Ribordone nel Torinese. Situazioni analoghe si riscontrano anche nelle valli cuneesi, con centri come Briga Alta, Marmora, Macra, Pietraporzio (nella foto) e Argentera, dove l’isolamento geografico e la carenza di servizi contribuiscono ad accentuare il declino demografico. Criticità simili emergono anche nell’area della Valsesia, in provincia di Vercelli, dove comuni come Carcoforo, Rima San Giuseppe, Cervatto e Rassa figurano tra i più piccoli della regione e presentano un’età media della popolazione particolarmente elevata.

Il fenomeno è legato a diversi fattori. Tra questi la carenza di servizi essenziali, le difficoltà nei collegamenti infrastrutturali e le limitate opportunità lavorative. La progressiva chiusura di scuole, uffici postali, presidi sanitari e attività commerciali contribuisce a rendere sempre più complessa la vita quotidiana nei territori meno popolati, alimentando un circolo vizioso che spinge nuove famiglie a trasferirsi altrove.

Le conseguenze dello spopolamento non riguardano soltanto l’aspetto demografico. In molti casi si assiste anche alla perdita di tradizioni locali, alla diminuzione delle attività agricole e artigianali e alla riduzione della manutenzione del territorio, con ricadute anche sul piano ambientale e paesaggistico.

Negli ultimi anni istituzioni regionali e amministrazioni locali hanno avviato diverse iniziative per contrastare questa tendenza. Tra le strategie adottate rientrano incentivi per il recupero delle abitazioni nei borghi, programmi di sostegno alle attività economiche locali e progetti di valorizzazione turistica delle aree interne. Il turismo lento, l’escursionismo e la promozione dei borghi storici rappresentano infatti alcune delle leve individuate per rilanciare i territori meno popolati.

Parallelamente si stanno sviluppando nuove opportunità legate al lavoro da remoto e alla diffusione della banda larga, che potrebbero favorire l’arrivo di nuovi residenti in contesti caratterizzati da qualità della vita elevata e da un forte patrimonio naturalistico e culturale.

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