Lo spopolamento nei piccoli comuni, la sfida del Piemonte
19 Marzo 2026, 12:13
Il progressivo spopolamento dei piccoli comuni italiani rappresenta un’importante criticità anche per il Piemonte, fra le regioni con il maggior numero di piccoli comuni (oltre mille), molti dei quali sotto i 1.000 abitanti e quindi particolarmente vulnerabili allo spopolamento.
Un rischio che riguarda soprattutto piccoli comuni montani o delle aree interne, dove la popolazione è molto ridotta e il saldo demografico è negativo da anni. Complessivamente 372 comuni piemontesi sono classificati come “aree interne”, territori più lontani dai servizi essenziali e quindi più esposti a marginalità demografica e sociale.
Le province maggiormente interessate sono quelle di Cuneo, Biella, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola mentre tra i comuni più esposti figurano realtà come Moncenisio, Ingria e Ribordone nel Torinese. Situazioni analoghe si riscontrano anche nelle valli cuneesi, con centri come Briga Alta, Marmora, Macra, Pietraporzio (nella foto) e Argentera, dove l’isolamento geografico e la carenza di servizi contribuiscono ad accentuare il declino demografico. Criticità simili emergono anche nell’area della Valsesia, in provincia di Vercelli, dove comuni come Carcoforo, Rima San Giuseppe, Cervatto e Rassa figurano tra i più piccoli della regione e presentano un’età media della popolazione particolarmente elevata.
Il fenomeno è legato a diversi fattori. Tra questi la carenza di servizi essenziali, le difficoltà nei collegamenti infrastrutturali e le limitate opportunità lavorative. La progressiva chiusura di scuole, uffici postali, presidi sanitari e attività commerciali contribuisce a rendere sempre più complessa la vita quotidiana nei territori meno popolati, alimentando un circolo vizioso che spinge nuove famiglie a trasferirsi altrove.
Le conseguenze dello spopolamento non riguardano soltanto l’aspetto demografico. In molti casi si assiste anche alla perdita di tradizioni locali, alla diminuzione delle attività agricole e artigianali e alla riduzione della manutenzione del territorio, con ricadute anche sul piano ambientale e paesaggistico.
Negli ultimi anni istituzioni regionali e amministrazioni locali hanno avviato diverse iniziative per contrastare questa tendenza. Tra le strategie adottate rientrano incentivi per il recupero delle abitazioni nei borghi, programmi di sostegno alle attività economiche locali e progetti di valorizzazione turistica delle aree interne. Il turismo lento, l’escursionismo e la promozione dei borghi storici rappresentano infatti alcune delle leve individuate per rilanciare i territori meno popolati.
Parallelamente si stanno sviluppando nuove opportunità legate al lavoro da remoto e alla diffusione della banda larga, che potrebbero favorire l’arrivo di nuovi residenti in contesti caratterizzati da qualità della vita elevata e da un forte patrimonio naturalistico e culturale.