Club Esse, dimissioni in massa in hotel sardo ma la direzione non ci sta

“Nessuna fuga di lavoratori dai nostri resort, anzi continuiamo ad inserire collaboratori per la maggior parte sardi grazie ai turisti che ci scelgono ogni anno. L’ esperienza del villaggio Palmasera a Cala Gonone (Nuoro), con le dimissioni improvvise delle cameriere ai piani, è stata per noi incomprensibile e dolorosa per il proseguo dell’attività”. É quanto ha affermato Gianni Russo, DG di Club Esse, dopo le dimissioni di una ventina di cameriere ai piani già assunte che, insieme ad altre 35 pronte per essere eventualmente arruolate, nei giorni scorsi hanno denunciato sui social condizioni contrattuali peggiorative: “Più ore e meno paga, orario full time per tutte”.
Diversa la ricostruzione del DG della catena alberghiera. “Il 29 giugno dopo meno di due settimane dall’inizio della stagione, una ventina di cameriere assunte dalla società che fornisce il servizio di housekeeping, facenti parte di un gruppo storico di circa 55 donne di Dorgali, hanno rassegnato le dimissioni, lamentando il fatto che non ci sia stata una programmazione definitiva del lavoro – argomenta Russo – Il periodo di avvio dell’attività è stato frenetico, misure anti covid, disdette e pernottamenti all’ultimo minuto. Per questo ho chiesto loro di poterne parlare e di darci il tempo per organizzarci, ma non c’è stato niente da fare: ci hanno lasciato in gravi difficoltà con circa 160 camere al giorno da organizzare. Ne siamo venuti fuori solo grazie all’organizzazione della società che ha in appalto il servizio”. Quanto alla denuncia sulle condizioni contrattuali, Russo risponde che “la società che le ha assunte ha adottato un contratto nazionale pagato con un minimo sindacale a seconda del livello concordato in precedenza. Inoltre, gli anni scorsi le operatrici venivano assunte tutte col contratto part-time, ma noi abbiamo chiesto un servizio full time e questo per loro non andava bene. Nei nostri resort nessuno si è mai lamentato dei contratti e in Sardegna ogni anno lavorano col nostro gruppo duemila persone. Chiediamo alle società esterne massima serietà e rispetto dei contratti collettivi nazionali. Adesso io mi chiedo: tutti questi lavoratori hanno sempre accettato contratti capestro Evidentemente no, altrimenti le proteste sarebbero all’ordine del giorno”.

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