sabato, 8 Maggio 2021

In vent’anni il turismo ragusano è raddoppiato, ma non è tutto rose e fiori

In vent’anni il turismo ragusano è raddoppiato, ma non è tutto rose e fiori

Il 2012-2013 è stato un biennio d’oro per il movimento turistico del ragusano. I dati parlano di un aumento delle presenze di viaggiatori stranieri e italiani nel Val di Noto, in chiara controtendenza rispetto al resto della Sicilia. Dal 1990 ad od oggi, secondo quanto si legge nell’analisi di Uccio Barone pubblicata su corrierediragusa.it, nella provincia di Ragusa il turismo è praticamente raddoppiato, con oltre 800 mila presenze (straniere per il 60% e italiane) e con punte che hanno superato il milione nel 2006-2007.  

Merito anche del boom di strutture turistiche registrato negli ultimi vent’anni. Fino alla fine degli anni ’80 infatti nell’intera provincia non esisteva nessun albergo di lusso e neppure un quattro stelle. Tutt’al più 12 hotel a tre stelle, 13 a due stelle e una diecina di camping, per una ricettività di soli 5000 posti.  

Oggi, invece, si contano 3 strutture a cinque stelle, 40 a quattro stelle, 33 a tre oltre a una diffusa e confortevole rete extralberghiera, di B&B e di case-vacanze che hanno quadruplicato ad oltre 20 mila posti letto la ricettività totale. Senza dimenticare i continui riconoscimenti a livello nazionale e internazionale di qualificati chef e la recente apertura dell’aeroporto di Comiso.

Eppure, secondo la lucida analisi di Barone, “le criticità incombono sul settore e penalizzano pesantemente il decollo turistico del territorio”. A frenare la valorizzazione turistica è innanzitutto  la mancanza di un’offerta integrata: il marchio Unesco si limita ad un’inutile spilla sul petto senza una vera programmazione di grandi eventi e senza un piano di gestione condiviso.

Mancano, poi, una offerta unitaria di servizi e collegamenti tra i vari centri e un piano efficace di comunicazione, accanto alla perdurante apertura a singhiozzo di chiese e monumenti.

 

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