Vincenzo Lo Cascio con Il Tuareg TO di Palermo: sfida aperta a Covid 19

Essere tour operator al tempo del covid 19: travelnostop.com ha intervistato Vincenzo Lo Cascio, General Manager di Il Tuareg TO di Palermo.

–          Come state affrontando questa epocale crisi dovuta a Covid19?

Da subito abbiamo seguito scrupolosamente le indicazioni dettate dagli organi preposti, per tutelare la salute di tutti noi che operiamo in azienda, intensificando gli interventi di pulizia e sanificazione e acquistando il materiale a supporto quali mascherine, gel e guanti e attivando una turnazione del personale ancor prima del lockdown per diminuire in maniera drastica la possibilità di contatto. Abbiamo continuato ad avere gli uffici aperti, con regolare comunicazione al Prefetto di Palermo, per supportare la clientela in viaggio per i rientri anticipati e monitorare le partenze in pending oggetto di cancellazioni.

–          Quando avete capito che la crisi sanitaria si sarebbe trasformata anche in forte crisi finanziaria?

Il segnale inequivocabile è arrivato con il decreto del 23 febbraio: con lo stop delle partenze di gruppi studenti, segmento importante e attivo maggiormente da febbraio a maggio, vedevamo andare in fumo tutto un lavoro che avrebbe giustificato buona parte di utili  per la gestione dei costi del primo semestre. In seguito, le cancellazioni che hanno investito il segmento Viaggi di Nozze hanno reso più chiara l’entità dei danni a cui stavamo andando incontro.

–          Una volta compreso cosa stava realmente succedendo, come vi siete attrezzati per sopperire alla mancanza di introiti e tentare di superare la crisi?

Per fortuna lo stato patrimoniale della nostra società ci ha permesso di riflettere serenamente sulle azioni da intraprendere: abbiamo sempre lavorato per meglio capitalizzare l’azienda. L’assenza di mutui o finanziamenti in corso ci permette di dare risposte alla crisi e stiamo valutando quanto già messo in campo dal Governo e quanto inevitabilmente arriverà, nei prossimi mesi, in termini di strumenti finanziari con quota parte a fondo perduto. Ad oggi riteniamo inidoneo l’indebitamento proposto attraverso MCC (che da anni rifiutiamo), mentre i veri aiuti stanno arrivando da credito di imposta e FIS. Condividiamo questo percorso con le nostre 60 agenzie Fidelity e con il supporto di Augustea stp Società Multi disciplinare: siamo fiduciosi perché la macchina Italia si può riavviare soltanto con il salvataggio delle imprese in crisi a seguito del Covid. 

–          Quale panorama vi aspettate per il dopo Covid e quale programmazione potrà essere messa in atto nei prossimi mesi?

Pensiamo di essere proiettati verso una sorta di anno zero, con una offerta molto ridimensionata in funzione di un mercato contratto. Ci vorranno da 3 a 4 anni prima che i volumi ritornino ai risultati 2019, avremmo voluto continuare a gestire la futuribilità dell’azienda non in questo clima, ma di necessità faremo virtù: cercheremo di trarre i maggiori vantaggi possibili da questo forzato stallo. Riprenderemo a maggio ad immettere sul mercato le nostre proposte in funzione delle riaperture che attueranno i singoli paesi.

–          Polemiche da lanciare alle Istituzioni?

Più che polemica un messaggio: Covid 19 ha messo l’Italia in ginocchio molto di più di quanto meritassimo, ha trovato nel nostro Paese un corpo malato, privo di risorse ed energie e non certo per saccheggi altrui. Abbiamo assistito negli ultimi 30 anni ad operazioni di  distrazione di Capitali Pubblici che, in maniera benevola, quantifico in almeno mille miliardi… l’Italia vittima di bilanci preventivi finalizzati a spartizioni ben mirate e precise.

 

–          C’è qualcosa che la infastidisce all’interno dei decreti emessi?

Una cosa che ci rode sì, l’articolo 79 comma 4: concede alle Società Alitalia di costituire una nuova Entità con soldi pubblici ed interventi esterni dei privati. L’ombra di una Bad Company che lascerebbe a secco i creditori e anche chi, tra passeggeri e agenzie IATA e non IATA, è in attesa di rimborsi o voucher che non si capisce  come potrebbero essere garantiti da una nuova società. Le ferite lasciate dall’operazione CAI non vorremmo che si riaprissero, non certo a causa di Covid, ma dalla gestione decennale insana di una compagnia che ha nulla di “bandiera”.

 

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