Etnaland riaprirà nel 2027: ecco come

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Alla fine serviranno neanche 5 milioni di euro per riaprire Etnaland, ma solo l’anno prossimo. Di questi però solo una minima parte servirà per rispettare le prescrizioni imposte dal giudice per le indagini preliminari che, a febbraio 2026, ne ha disposto il sequestro preventivo. Il problema è che per realizzare le opere necessarie alla riapertura, cioè gli impianti di depurazione delle acque reflue e di quelle delle piscine, ci vuole tempo. E bisogna seguire le procedure corrette. Soprattutto considerando che, tra i rilievi mossi dalla procura di Catania nei confronti della società, c’è l’assenza delle dovute autorizzazioni ambientali: “La società risultava in possesso di una semplice autorizzazione allo scarico (rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019) che non veniva sottoposta a rinnovo”, secondo quanto scrive La Sicilia.

Stando a quanto descritto dalla società, dei 4,77 milioni totali dell’intervento, 694.950 euro serviranno per gli impianti di depurazione (reflui e piscine), mentre il resto dei soldi sarà investito per sostituire un’area pic nic con una nuova piscina a tema “pirati” destinata ai bambini. Per spiegare il valore del Parco, la società sottolinea: “in termini occupazionali Etnaland impegna durante tutto l’anno, a tempo indeterminato, 10 unità di personale (amministrazione e manutenzioni) e durante il periodo di apertura fino a 400 addetti, distribuiti su più turni per le attività di ristorazione, tecniche e di assistenza e supporto ai visitatori. Nel corso della stagione 2025 il parco è stato visitato complessivamente da circa 405mila persone, di cui il 75% proveniente dalla Sicilia, il 14% da altre regioni e l’11% dall’estero”.

L’impianto di depurazione dei reflui dei servizi igienici e di quelli di ristorazione, si legge, “è già stato realizzato, ma non ancora entrato in esercizio”, ed è stato progettato per gestire quotidianamente 200 metri cubi di reflui. Al termine del processo, in teoria, le acque depurate dovrebbero essere inviate al laghetto aziendale e da lì destinate all’uso irriguo. Stessa sorte dovrebbero subire le acque delle piscine, dopo un diverso percorso di depurazione. Se il laghetto aziendale fosse troppo pieno, si dovrebbe procedere con uno scarico direttamente al suolo. Discorso diverso vale per le acque meteoriche. Il Testo unico ambientale, su questo punto, rimanda alle Regioni. La Sicilia un piano non ce l’ha, quindi eventuali regole dovrebbero farle gli enti locali. Né il Comune di Belpasso né la Città Metropolitana di Catania, sottolinea l’ingegnere della società, hanno previsto norme in proposito.

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