Coronavirus opportunità per destagionalizzare: la proposta di Ferrante

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la “modesta proposta” di Dario Ferrante, tour operator siciliano.

“La prossima riapertura dei confini regionali, accende – tra quei pochi addetti ai lavori più ottimisti- qualche flebile speranza di recuperare parte del fatturato e dei volumi persi. Niente di eccezionale, ovviamente. Ma, visti i chiari di luna, anche la fiducia di potere coprire parte delle spese fisse, sarebbe già un piccolo segnale positivo.

Ma visto che gli operatori turistici, dallo scoppio della Pandemia, sono sempre additati come moderne cassandre e distruttivi su qualsiasi iniziativa presentata dal Governo regionale, ho pensato ad una proposta costruttiva. Una modesta proposta che guardi al futuro della Sicilia turistica, più che al disastro del presente.

Come abbiamo avuto modo di apprendere da più parti, la Regione Siciliana avrebbe stanziato un fondo di 75 milioni di euro – gestito dall’assessorato al Turismo – per aiutare la lunga filiera turistica. Una filiera che, giorno dopo giorno, si è compresa essere vastissima (e che si è allungata a dismisura dal momento in cui si sono materializzati possibili aiuti economici). Soldi che dovrebbero servire a promuovere il turismo interno regionale e quello proveniente da altre regioni, mediante iniziative promozionali (pernottamenti e servizi gratuiti) sulle quali gli operatori turistici e gli alberghi hanno manifestato non poche perplessità. Ma volendo essere propositivi, accantoniamo i dubbi e le polemiche.

Diciamoci la verità. L’errore iniziale è stato quello di pensare che la politica potesse capire le nostre esigenze ed avere le competenze tecniche per comprendere i nostri tempi di sopravvivenza. Così come abbiamo sbagliato a pensare che l’assessorato al Turismo potesse aiutare facilmente e direttamente le aziende del turismo. In fondo bastava pensare che il Dipartimento del Turismo, da qualche anno, non ha più neanche il controllo della partecipazioni delle aziende turistiche alle fiere di settore (essendo di competenza del Dipartimento delle attività produttive) per capire che forse si stavano ponendo le speranze sul soggetto sbagliato.

Il dipartimento del Turismo della nostra regione ha tra i compiti principali (oltre ovviamente al controllo delle professioni turistiche, statistiche, analisi e tante altre responsabilità) quello della comunicazione e marketing. Ecco, vado dritto al punto. Poiché pensare di aiutare la lunga filiera del turismo (parliamo di oltre 10.000 aziende, considerando solamente gli hotels, le strutture extra-alberghiere, le agenzie di viaggi e Tour Operator, le guide ed accompagnatori) con quella somma è ovviamente impossibile, perché non destinare gran parte di quell’importo per incentivare i Tour Operator stranieri e le compagnie aeree a programmare la Sicilia in inverno? E creare i presupposti per ridurre i costi fissi delle strutture ricettive turistiche siciliane, in modo da spingerle ad aprire in bassa stagione? Avete presente quale effetto economico moltiplicatore potrebbe avere una simile iniziativa? E quali benefici si potrebbero avere, provando a recuperare in inverno parte di quanto si è perso in primavera ed estate? Immaginate quanti tour operator stranieri potrebbero essere interessati a programmare la Sicilia in inverno, avendo gran parte del rischio ridotto grazie ad un aiuto?

Anche destinando il 50% di quel budget, per campagne di co-marketing in vari paesi europei, si avrebbero effetti (oggi) sorprendenti per la Sicilia. Si badi bene, non classiche e stereotipate campagne promozionali non in linea con i cambiamenti della società e spesso semanticamente e culturalmente scollegate dai paesi in cui vengono lanciate, ma investimenti sui Tour Operator stranieri e compagnie aeree che conoscono bene i propri mercati e che riuscirebbero ad ottimizzare la spesa, incentivando i viaggi per la nostra regione, attraverso ogni strumenti di promozione e marketing in loro possesso. Aiutando quindi ad abbattere il costo del trasporto (argomento sensibile in inverno, quando si tratta di scegliere la destinazione), ma supportando anche le strutture alberghiere siciliane, in modo da potersi permettere una politica di prezzi diversa. Oltre a programmare un piccolo calendario di eventi attrattori.

Ritengo che gran parte della filiera del turismo potrebbe essere d’accordo ad investire sul futuro- rinunciando alla propria quota di contributo – piuttosto che godere di qualche migliaio di euro per coprire giusto un mese di utenze. Da decenni il progetto di “destagionalizzazione” viene menzionato come un mantra. Ecco, oggi il momento storico sta offrendo una grande opportunità. Non si tratta di estendere la stagione estiva, ma di creare una nuova offerta turistica, per attirare flussi che abbiano altre motivazioni e che viaggiano tutto l’anno. Oltre a guardare ai nuovi mercati. Puntando quindi sulla cultura e sullo shopping, sulla enogastronomia e sul turismo lento, lo sport, il wellness e la sostenibilità.

Si tratta solamente di decidere se prediligere la politica del brevissimo termine (con la vecchia logica improduttiva della distribuzione a pioggia e del circolo vizioso) o avere a cuore veramente il futuro di questa regione, investendo sul medio-lungo termine ed innescando un circolo virtuoso.

Il disastro economico per tutte le aziende turistiche della Sicilia – per effetto dalla Pandemia – è stato acuito dalla brevità della nostra stagione turistica. Una stagione che – essendo ferma da 8 mesi e perdurando per almeno altri 10 mesi – non fa dormire sonni tranquilli a nessuno. Ma forse, davanti ad una visione strategica e lungimirante della nostra Regione ed alla prospettiva di una stagione turistica più estesa, gran parte di noi – scoraggiati e sfiduciati – potrebbero tornare a sperare e trovare nuova linfa”. 

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