La Perdonanza Celestiniana entra in patrimonio dell’Unesco

Nel 1294 papa Celestino V concesse l’indulgenza plenaria ai fedeli di Cristo, fino ad allora riservata solo a chi fosse in grado di ‘lucrarla’. All’Aquila il Perdono, rinnovato annualmente, sarebbe stato quindi concesso da quel momento a tutti, anche a poveri e diseredati. E dalla Bolla del Perdono, emanata da Celestino V, custodita nella cappella blindata della Torre civica del Palazzo Comunale dell’Aquila fino al terremoto del 2009, deriva il nome ‘Perdonanza’.

La Perdonanza è tornata ad essere un rito solenne annuale di riconciliazione, coesione sociale e integrazione, promuove i valori di condivisione, ospitalità e fraternità e per questo prevede anche un fitto calendario ‘civile’ di eventi tra spettacoli, dibattiti e un attesissimo corteo storico, con la Dama della Bolla e il Giovin Signore i cui panni quest’anno – nel 725° dalla nascita della Perdonanza e a dieci anni dal terremoto che nel 2009 devastò la città – sono stati vestiti da 2 giovani che il terremoto lo hanno vissuto in prima persona e superato: una scelta in linea con il concetto di rinascita. L’Unesco, spiegò nell’agosto scorso in un incontro all’Aquila Elena Sinibaldi, funzionario national contact Point dell’Ufficio Unesco del Mibact, riconosce un patrimonio immateriale per i requisiti che lo connotano come rappresentativo su scala globale, ma la sua salvaguardia resta nelle mani della comunità che deve comprendere che per preservarlo deve continuare a fare quanto fatto finora con maggiore consapevolezza, dinamismo, capacità di dialogo e inclusione.
“Felice e orgoglioso per l’iscrizione della Perdonanza Celestiniana nella lista Unesco del patrimonio immateriale dell’umanità”, ha detto Dario Franceschini, ministro per i beni culturali e per il turismo, commentano la decisione presa dal Comitato intergovernativo Unesco.
“La celebrazione della Perdonanza Celestiniana – sottolinea Franceschini – costituisce un simbolo di riconciliazione, coesione sociale e integrazione. Riflette l’atto di perdono tra le comunità locali, promuovendo i valori di condivisione, ospitalità e fraternità. Inoltre, rafforza la comunicazione e le relazioni tra le generazioni creando un intenso coinvolgimento emotivo e culturale”.

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