Nel Parco dello Stelvio una nuova ferrata per Jacopo Compagnoni
13 Luglio 2026, 09:45
Ai piedi del secondo ghiacciaio più esteso d’Italia, la Valle dei Forni è una delle mete più sorprendenti del comprensorio di Bormio per chi cerca un contatto autentico con la montagna. Tra sentieri glaciologici e itinerari panoramici, questo angolo del Parco Nazionale dello Stelvio, in Alta Valfurva, permette di leggere il paesaggio attraverso ghiaccio e rocce modellate da ere geologiche lontane.
Adesso, a questo ricco patrimonio escursionistico si aggiunge una novità assoluta per il territorio: la prima via ferrata dell’Alta Valle, dedicata alla memoria della Guida Alpina Jacopo Compagnoni, fratello della grande Deborah.
Partendo dal parcheggio dei Forni, due distinti sentieri glaciologici permettono di avvicinarsi al fronte del ghiacciaio e di comprendere l’evoluzione geomorfologica della valle. Il Sentiero Glaciologico Alto si snoda per oltre 8 chilometri e 539 metri di dislivello positivo toccando due suggestivi ponti tibetani sul torrente Frodolfo e il laghetto di Rosole, prima di risalire al Rifugio Branca. Il Sentiero Glaciologico Basso, più breve (circa 6 chilometri) e con un dislivello più contenuto (354 metri), conduce dal Rifugio Forni fino al Rifugio Branca, regalando una vista d’insieme sui ghiacciai e sulle cime circostanti del gruppo Ortles-Cevedale, per poi ridiscendere verso il laghetto di Rosole.
Chi preferisce un itinerario più classico può invece dirigersi verso la Val Cedèc, partendo dal Rifugio Forni e risalendo fino al Rifugio Pizzini, a 2.700 metri di quota. Lungo il cammino, di circa due ore, il Ghiacciaio dei Forni si svela poco alla volta, fino ad apparire in tutta la sua imponenza, mentre il paesaggio si fa sempre più aspro e selvaggio man mano che ci si avvicina al Rifugio Pizzini, immerso in uno scenario unico dominato dalla mole del Gran Zebrù. Un percorso che racconta la forza della natura d’alta quota e che può essere completato ad anello, facendo ritorno verso i Forni lungo la strada sterrata.
Per chi desidera spingersi ancora oltre, lo stesso Rifugio Pizzini rappresenta il punto di partenza per raggiungere il Passo Zebrù. Il sentiero sale tra pietraie e panorami sempre più ampi fino a uno dei luoghi più suggestivi del Parco Nazionale dello Stelvio, dove il silenzio dell’alta montagna si intreccia con la memoria della Grande Guerra. Qui, tra resti di trincee, camminamenti e antiche postazioni militari, è ancora possibile percepire le tracce del fronte che, oltre cent’anni fa, attraversava queste vette, trasformando un valico alpino in un presidio strategico. Oggi il Passo Zebrù è una meta che unisce il fascino del trekking d’alta quota alla scoperta di una preziosa testimonianza storica, regalando scorci spettacolari sulla Val Zebrù e sulle cime dell’Ortles-Cevedale.
Dall’estate 2026, la zona dei Forni, a pochi passi dal ghiacciaio, ha una nuova motivazione per essere vissuta ed esplorata: è aperta al pubblico la prima via ferrata mai realizzata in Alta Valle, un’infrastruttura attesa da tempo che arricchisce l’offerta escursionistica del territorio. Il percorso porta il nome di Jacopo Compagnoni, Guida Alpina che a queste montagne ha dedicato la vita, e nasce con un duplice significato: custodirne la memoria e, allo stesso tempo, aprire un varco sicuro attraverso cui ragazzi e principianti possano avvicinarsi all’arrampicata.