mercoledì, 27 Gennaio 2021

Non solo grandi mostre nel futuro dei musei nell’era post covid

Niente sarà più come prima, nemmeno per mostre e musei. E anche se una volta superato il dramma della pandemia i turisti ritorneranno ad affollare monumenti e centri storici, ci vorranno anni “almeno fino al 2023” perché possa riprendere anche il mercato delle grandi mostre.

Messi a confronto da Ro.Me Monument Exhibition, la fiera internazionale sui musei i luoghi e le destinazioni culturali che da tre anni si organizza nella capitale, quest’anno con una edizione completamente in digitale, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e il presidente ad di Ales Mario De Simoni, responsabile delle Scuderie del Quirinale, ragionano sul futuro, concordi nel sottolineare che sarà comunque difficile tornare indietro.

Lo spunto è la grande esposizione dedicata a Raffaello nei 500 anni della sua morte, allestita appunto alle Scuderie con la partecipazione fondamentale del museo fiorentino. Un evento che è rimasto esemplare per la capacità di rimodulare tempi e modi di visita permettendo a tutte le 162 mila persone che sono riuscite a visitarla di farlo “in totale sicurezza”. “E’ stato possibile perché ci siamo preparati per tempo”, sottolinea De Simoni spiegando che gli standard di sicurezza sperimentati nell’era Covid, con i custodi che si fanno accompagnatori e regolano anche il tempo di permanenza dei visitatori nelle diverse sale, sono una delle novità che probabilmente rimarranno nel futuro.

Così come il grande impulso delle tecnologie e lo sdoganamento dell’accostare accanto ad opere vere anche capolavori magistralmente riprodotti (nella mostra di Raffaello campeggiava una riproduzione formato originale della tomba del pittore realizzata al Pantheon) ridimensioneranno il ruolo delle mostre, “che non saranno più il solo modo di valorizzare l’arte”, gli fa eco Schmidt.

Dopo un 2021 “difficile” e di transizione e un 2022 con l’inizio della ripresa, le folle comunque torneranno a bussare ai musei “con numeri anche superiori a quelli del 2019”. E per governarle, ragiona

Secondo Schmidt, per gfovernare le folle, che comunque torneranno, i musei “dovranno puntare sul territorio” e magari alternare ad una mostra più importante, altre più contenute, che mettano in luce aspetti della collezione. Tutti i “salti in avanti” che sono stati fatti nel digitale comunque rimarranno.

Un aspetto sottolineato dal ministro della cultura Dario Franceschini (“Abbiamo aiutato e continueremo ad aiutare musei e luoghi d’arte ad attraversare il deserto, poi però ci sarà da governare la ripresa, continuare a investire sull’innovazione”) e poi da Massimo Osanna, da settembre alla guida della direzione generale Musei del Mibact, che ha sottolineato la necessità per i musei di trasformare la rivoluzione digitale di questi mesi in una “strategia più strutturata” annunciando il lancio di una piattaforma digitale comune che metterà in rete i quasi 5 mila musei italiani (circa 400 quelli pubblici).

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