martedì, 21 Settembre 2021

Da tassa soggiorno 383 mln nelle casse dei Comuni nel 2014

Ammontano a 287 milioni e 350 mila euro gli incassi derivanti dalla tassa di soggiorno nei 500 comune che l'hanno introdotta nel corso del 2013. una cifra destinata a salire nel 2014 e a superare i 383 milioni.
"Oggi il problema primario – afferma Massimo Feruzzi, responsabile dell'Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno – non è tanto l'applicazione dell'imposta in quanto tale che, se ben gestita in maniera omogenea, può permettere alle amministrazioni locali di effettuare investimenti in ambito turistico, ma il fatto che la stessa imposta venga applicata senza studiare apposite strategie capaci di annullare lo spirito di "de-feeling" che la stessa tassa può generare".
Gli imprenditori turistici, da sempre, non sono favorevoli alla tassa di soggiorno. "E' una gabella di stampo medievale – sostiene Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti – siamo convinti che altro non sia che una esigenza dei comuni in emergenza economica per poter affrontare questioni completamente al di fuori del turismo. Niente di quel che i comuni incasseranno tornerà al turismo ma servirà a ristorare le dissestate casse comunali. E' una ennesima occasione persa per aiutare lo sviluppo turistico del Paese. Applicata in questo modo poi, con qualche comune che la applica e altri no, introduce momenti di confusione e di sconcerto, specialmente per gli stranieri".
Dal canto suo, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, invita a "non commettere l'errore di estendere a tutti i Comuni d'Italia l'imposta di soggiorno" come vorrebbe una proposta che è stata approvata nei giorni scorsi da una Commissione parlamentare. "E' un esempio lampante di misura anti-turistica. L'Italia – conclude Bocca – deve superare questa visione miope, che si ricorda del turismo solo al momento di spremere le imprese".    

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