venerdì, 23 Ottobre 2020

Disneyland Paris: tariffe dipendono dai giorni festivi dei vari Paesi

Disneyland Paris pratica tariffe diverse a seconda della nazione di provenienza dei visitatori. Gli italiani, ad esempio, che prenotano sul sito ufficiale, pagano una volta e mezza in più di un belga o di un francese. E’ quanto sostiene il deputato europeo Marc Tarabella, capo delegazione dei socialisti ma anche responsabile della tutela dei consumatori, che ha sollevato la questione in seduta plenaria chiedendo una nuova regolamentazione del mercato digitale comunitario.  

“Sono diverse le aziende che utilizzano pratiche discriminatorie rispetto alla provenienza dei loro clienti”, dice Tarabella. Ma “Disneyland Paris è in testa alla hit parade perché lo fa in modo evidente a danno di italiani, spagnoli e tedeschi, e a beneficio di francesi e belgi”. Un paio di notti per una famiglia europea con bambini “costano 865 euro se sei francese o belga, ma per la stessa camera pagherai 1.114 euro se sei spagnolo, 1.204 se sei romeno e addirittura 1.339 se sei italiano”, spiega Tarabella mostrando le richieste effettuate  – tramite il sito ufficiale ma da Paesi diversi  –  nel medesimo albergo, il Disney’s Hotel New York.  

Ma all’Ansa la direttrice della comunicazione di Disneyland Paris, Cathy Pianon replica: “non c’è nessuna discriminazione. Le tariffe sono le stesse per tutti. Non facciamo altro che modulare le nostre offerte promozionali secondo i giorni festivi e le vacanze scolastiche dei vari Paesi, esattamente come fanno tutti, dalle compagnie aeree, o ferroviarie, fino alle catene alberghiere”. 

La direttrice ha inoltre riferito che tutti i visitatori, indipendentemente dalla loro nazionalità, possono approfittare sempre e comunque di tutte le offerte messe a disposizione da Disneyland Paris. “Ad esempio, se un cliente tedesco scopre che in quel momento sul sito internet spagnolo c’è un’offerta più interessante, ha tutto il diritto di chiamare il nostro servizio clienti e chiederne di poterne usufruire”. Quanto al rapporto di Tarabella, si tratta di uno studio “poco serio, senza alcuna metodologia. E poi non ci ha nemmeno contattati”. Mentre la stessa Commissione europea “non ha dato nessun seguito” ai rilievi di Tarabella, nella risposta scritta inviata all’eurodeputato il 16 aprile. 

 

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