G20 Spiagge chiedono status ‘città balneare’ per evitare default 

La richiesta dello status di ‘Città Balneare’ per riuscire a fare fronte all’impatto economico dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus. E’ quello che hanno intenzione di chiedere i comuni del G20 Spiagge secondo cui l’avvio della Fase 2 rappresenta “un segnale positivo per la ripartenza” anche se ora servono “dal Governo impegni certi per salvaguardare i bilanci i comunali”.

Quella per la riapertura, spiegano in una nota, “è stata anche la nostra battaglia e il risultato è arrivato nello scorso fine settimana: la possibilità di riaprire le spiagge e tutti i servizi collegati con date e modalità operative precise che ci permettono di avviare una stagione turistica che sarà molto critica”. Tuttavia, argomentano ancora, “ora servono altre azioni ed interventi per scongiurare il rischio default dei bilanci comunali”.

Secondo il G20 Spiagge, “ogni Comune stima una perdita di bilancio nel 2020, per mancati introiti derivanti da Tassa di soggiorno, Cosp, Imu e Tari, solo per citarne qualcuno, tra i 4 e i 10 milioni di euro in media. Quindi, per fare fronte a questi numeri, quello che viene chiesto alle istituzioni è “la rimodulazione del Fondo di solidarietà e il riconoscimento dello status di “Città Balneare”.

Intanto secondo Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio, l’applicazione delle linee guida dalla Conferenza delle Regioni, che prevedono 10 metri quadrati per l’ombrellone e almeno 1,5 metri di distanza tra un lettino e l’altro, comporterà, inevitabilmente, una riduzione delle postazioni anche fino al 60%”. E mancando la domanda, vista la probabile assenza dei turisti stranieri, si prevede anche riduzione significativa del numero di lavoratori stagionali”.

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