sabato, 19 Settembre 2020

Naspi, per il 2016 i sindacati chiedono revisione strutturale normativa

Dal 2016 l’applicazione della normativa sulla Naspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego, rischia di penalizzare fortemente i lavoratori stagionali del settore turismo e del comparto termale. Per discutere di questo problema oggi, giovedì 15 ottobre, i sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil e UIltucs hanno chiesto e ottenuto dalla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati un’audizione per sollecitare una revisione delle modalità applicative del nuovo regime di assicurazione sociale per inoccupazione.

I nodi per le tre sigle riguardano in primis il dimezzamento della durata e del valore del sussidio della Naspi a cui sarebbero esposti dal 2016 i lavoratori stagionali del settore turismo e del comparto termale.

“Al Parlamento chiederemo di rendere strutturale l’intervento di sostegno al reddito Naspi per i lavoratori stagionali del settore turistico e del comparto termale, entrambi pilastri portanti del nostro Pil, con il superamento definitivo della riduzione del 50% della durata e del valore sussidio Naspi con l’effettiva corrispondenza, ai fini del calcolo della prestazione, delle settimane di lavoro prestato”, ha spiegato il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri.

Per la Fisascat, nell’ambito della discussione sulla riforma previdenziale, sarà necessario affrontare anche le criticità connesse all’applicazione della Naspi e prevedere nuove misure finalizzate a garantire la copertura pensionistica ai lavoratori stagionali di interi settori dell’economia italiana, primo fra tutti il turismo, che, in mancanza di un intervento, verrebbero automaticamente esclusi dall’accesso al trattamento pensionistico, pur contribuendo al sistema previdenziale nei periodi di lavoro.

“Al Legislatore – ha sottolineato Raineri – chiediamo di adoperarsi affinché ad ogni settimana di lavoro prestato dai lavoratori stagionali corrisponda il riconoscimento di una settimana di integrazione salariale e di contribuzione previdenziale, altrimenti il rischio reale è che centinaia di migliaia di lavoratori non raggiungeranno mai i requisiti per l’accesso alla pensione”.

“Non bisogna dimenticare – aggiunge il segretario regionale della Fisascat Sicilia Pancrazio Di Leo – che i lavoratori aspirano ad un occupazione più lunga, non ad “una stagionalità” ridotta con contratti a termine di due, tre mesi o quattro mesi e successivamente rinnovati mensilmente  più volte. Ciò a fronte di una stagione che precedentemente alla riforma sulla contrattazione a termine prevedeva contratti di sei o sette mesi ed anche oltre”. 

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