Dibattito su bonus vacanze: misura non convince, meglio deducibilità

 

Bonus vacanze si o no? A rinfocolare la questione è la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti che ha rilanciato su Twitter un post scritto da Maria Elena Boschi. “Ho proposto – scrive la presidente dei deputati di Italia Viva – un bonus di 500 euro per famiglia da spendere per le vacanze in Italia. Serve alle famiglie, specie con minori. Serve al mondo del turismo: una piccola boccata d’ossigeno per un’industria in ginocchio”.

Ma la proposta, da sola, non basta agli operatori che invece chiedono misure di sostegno diretto alle aziende o la deducibilità delle spese per le vacanze. “Bisogna ripartire dalle aziende, altrimenti tu dai il buono, il turista parte – spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi – ma non trova più l’albergo, che nel frattempo è fallito. Noi avevamo fatto un’altra proposta e cioè di rendere deducibili le spese così da estenderlo a una fascia molto più ampia di popolazione. Questo permetterebbe anche di far uscire il sommerso, ovvero tutti gli appartamenti affittati in nero. Se lo porti in deduzione, dovrai chiedere la ricevuta e quindi il gettito Iva che verrebbe fuori da questa cosa compenserebbe in larga parte la spesa sostenuta per il bonus”.

Ancora più netto il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patanè: “Non serve assolutamente niente, è una mossa populistica. Secondo me bisogna dividere la solidarietà dall’azione economica. Se vogliamo fare un’azione economica bisogna aiutare le aziende perché ricomincino ad assumere, ad aggregarsi, a capitalizzare le aziende, a far ricrescere questo filone economico che si è devastato”.

“Il bonus da solo – dice la presidente vicaria di Federturismo Marina Lalli – non può funzionare e non è la risposta alla crisi strutturale che stiamo vivendo in questi mesi e in questi giorni. Le altre aziende con la ripresa inizieranno immediatamente il lavoro di risalita verso la normalità, noi invece dovremo reinventare e ricercare tutti i nostri clienti che abbiamo perso. Le camere che non abbiamo venduto questi mesi, le gite non organizzate, i viaggi non fatti, gli altri servizi non venduti non sono beni che ci siamo tenuti in magazzino… Non li possiamo più rivendere”.

“La sensazione – dice Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti – è che il governo stia passando già alla fase due, quando ancora c’è da finire il lavoro della fase uno: da tre mesi alberghi, Bed and Breakfast, agenzie di viaggio, Ncc e bus turistici, come anche animatori e guide, si trovano con fatturati azzerati e zero prospettive. Difficile, infatti, immaginare che il settore riparta già quest’estate: i flussi di visitatori non torneranno a regime prima del 2021. Dobbiamo garantire alle imprese le risorse, soprattutto a fondo perduto, per arrivarci”.

“Il bonus, come unica soluzione, certamente non permetterà alle imprese di sopravvivere al Covid-19” dichiara Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

L’unica voce meno critica è quella di Cna Turismo: “Avevamo già proposto una misura simile per favorire il turismo nel nostro Paese e le famiglie italiane e quindi non possiamo che accogliere positivamente ogni suggerimento che vada in questa direzione. Speriamo che al più presto si passi dalle parole ai fatti”.

Sul piede di guerra il Codacons: “il bonus di 500 euro per famiglia potrà essere erogato solo se agenzie di viaggio e tour operator restituiranno agli utenti quanto pagato per i viaggi cancellati a causa del coronavirus. Se adv e TO continueranno a negare i rimborsi in denaro a quei cittadini che non possono o non vogliono utilizzare i voucher perché hanno bisogno di liquidità o per altre motivazioni personali, qualsiasi contributo al settore risulta ingiustificato”.

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