La rivolta del turismo, dai sindaci delle città d’arte agli operatori

Intanto ci sono loro: i sindaci delle citta d’arte italiane che protestano per il mancato riferimento al ristoro dell’imposta di soggiorno nel Dl Rilancio. E così dopo averne letto la bozza, i sette sindaci di Rimini (anche rappresentante Anci turismo), Venezia, Napoli, Firenze, Palermo, Roma e Milano, (Gnassi, Brugnaro, De Magistris, Nardella, Orlando, Raggi, Sala) hanno scritto al premier Giuseppe Conte: “se non saranno accolte le nostre richieste ponderate e motivate, le nostre città rischieranno seriamente il default e l’impossibilità oggettiva di spingere il sistema paese nella ripresa economica e turistica”.

Una presa di posizione che fa eco alle preoccupazioni degli operatori del turismo, che si definiscono “ignorati speciali”, “presi in giro”, “sconcertati”, “atterrati”, “a rischio implosione”, con imprese “sempre meno di sicure di avere le forze per riaprire” a fine crisi e milioni di posti lavoro a rischio.
“Per il settore c’è poco e niente: il credito di imposta servirà a poco, viste le prospettive praticamente nulle di ripresa. E anche il Fondo ha una dotazione irrisoria. Sembra quasi che il turismo, da teoricamente ‘sorvegliato speciale’ visto che è il più colpito dall’emergenza, sia diventato l’ignorato speciale” dice all’ANSA Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti che aggiunge: “Serve un piano straordinario di sostegno, non provvedimenti a macchia di leopardo. Grande delusione anche per il bonus vacanze, sia per l’attuazione che per l’importo. Così è inutile, era meglio mettere le risorse sugli indennizzi, che devono essere più sostanziosi. Adesso basta, non c’è più tempo”.
“Se il testo finale dovesse rimanere quello che sta circolando nelle bozze di queste ore, devo dire che il mondo del turismo sarebbe non solo deluso, ma anche completamente atterrato nella possibilità di ripartire: non è assolutamente sufficiente per supportare un piano di tenuta delle aziende per quest’anno e neanche, un rilancio” spiega Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria, che continua a sperare che il documento circolato in queste ore non sia quello completo nella parte relativa al turismo. “In queste bozze – afferma – leggiamo misure che non servono alle aziende, il bonus vacanza così come è stato disegnato a noi non serve. Capiamo che c’è da aiutare una fetta della popolazione e abbiamo sempre sostenuto il governo in questo, perché ci rendiamo conto c’è un disagio sociale importante tra le persone per il lavoro, ma un conto è l’aiuto che si dà alle persone, un conto alle imprese”.
Secondo il presidente di Federterme Confindustria Massimo Caputi il problema è anche legato al fatto che non c’è un ministero dedicato al settore: “Avendo viaggiato per 5 ministeri diversi, non c’è nessuno che combatte per il turismo, qui si rischiano due milioni di disoccupati. I nostri colleghi spagnoli, americani, svizzeri, tedeschi – dice – hanno già i soldi in cassa, lo Stato è stato fulmineo, ha dato la liquidità in due ore, noi sono due mesi che riempiamo moduli”.
“Al 10 maggio ancora non ci sono misure concrete e capaci di sostenere un settore che in questo momento vede il 97% del proprio personale in cassa integrazione. Se vogliamo che le aziende alberghiere in Italia sopravvivano, gli interventi vanno fatti adesso. A queste condizioni l’estate è a rischio, l’intero settore è a rischio” rileva l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi.
E Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, chiede al governo “un piano straordinario per il rilancio del settore”.

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