I Cammini dell’Umbria come quelli di Santiago con l’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia

Nel 2017 il MiBACT ha lanciato il progetto ‘Atlante Digitale dei Cammini d’Italia’, che ha avuto grande successo di adesioni e richieste, soprattutto nelle aree interne del Paese. Attualmente i Cammini inseriti nell’Atlante sono 44, con 2 importanti percorsi in attesa di validazione: la Via Francigena del Sud e la Via Appia Regina Viarum su cui si sta intervenendo per migliorare le infrastrutture. Le domande, pero, pervenute al MiBACT, sono state 116, decisamente tante, e 72 sono gli itinerari che sono rimasti esclusi dalla selezione operata sulla base di 11 criteri oggettivi e da una Commissione di Valutazione appositamente istituita.

A tre anni dal lancio di questa iniziativa vale la pena valutare i primi impatti del progetto per capire quanto si sia riusciti a favorire la distribuzione più uniforme di turisti su tutto il territorio nazionale. L’esempio della Francigena è particolarmente emblematico: questa via percorre infrastrutture storicamente attestate, ma sono innumerevoli i tracciati che duplicano e spostano il percorso un po’ ovunque sul territorio nazionale, generando spesso confusione, senza ottenere i flussi turistici sperati.

Aver catalogato i percorsi ha permesso di limitare questo fenomeno definendo una volta per tutte i tracciati ufficiali. L’Atlante ha anche però lanciato percorsi culturali, slegati dalla presenza sui territori di infrastrutture viarie storiche reali. Il risultato è che alcuni di questi percorsi lasciano perplessi non solo gli addetti ai lavori ma anche i fruitori finali, cioè i camminatori. Per questo, forse, in alcuni casi i flussi turistici non sono stati all’altezza delle aspettative.

In Umbria questo fenomeno è particolarmente evidente perché è attraversata da tanti, forse troppi, itinerari di pellegrinaggio che uniscono siti culturale di rilievo lungo strade di scarso interesse. Nella regione si concentrano i percorsi di ben 8 pellegrinaggi dedicati a San Francesco. Forse puntare a creare legami con la viabilità storica – la Flaminia Antica e l’antica via Amerina – potrebbe aiutare a rendere più efficaci questi percorsi e alle stesso tempo valorizzare due formidabili risorse per il territorio dell’Umbria meridionale. Esiste quindi la necessità di determinare quali percorsi siano effettivamente fruiti dagli utenti, per selezionare i progetti meritevoli di finanziamenti, individuando indicatori oggettivi, facili e efficaci da inserire tra i criteri dell’Atlante.

Recentemente il presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Marco Squarta, ha proposto di incentivare l’utilizzo dei percorsi umbri, equiparando la Via di Francesco al Cammino di Santiago di Compostela, senza realizzare che mantenere aperto un ‘pellegrinaggio stabile’, sull’esempio ormai consolidato del ‘Cammino Real’, richiede risorse umane ed economiche spesso gravose per le comunità: taglio delle piante invasive, manutenzione di ponti, muretti e del fondo stradale, cura e sostituzione della segnaletica, governo dell’accoglienza e apertura dei beni culturali disseminati lungo il percorso. Per questo motivo sarebbe necessario selezionare i progetti meritevoli di iscrizione nell’Atlante sulla base di una realistica valutazione della fruizione, perché esista un ritorno economico capace di sostenerne la manutenzione.

Italia Nostra propone quindi, in occasione della Primavera della Mobilità Dolce, manifestazione cui Italia Nostra partecipa in quanto membro di AMODO, un particolare riconoscimento di qualità all’interno dell’Atlante per quei percorsi che insistono sulla viabilità storica autentica, facilitandone la fruizione e impedendone la deviazione arbitraria.

Allo stesso tempo richiama gli organi di tutela a istituire vincoli stringenti sui tracciati antichi, ripristinando ove possibile quelli originari e prevedendo strumenti efficaci per difendere questa viabilità, di pari dignità di quella carrozzabile, dalla piaga delle deviazioni e interruzioni abusive.

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