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Saracen Sands Hotel, burocrazia blocca finanziamento Invitalia
notizia pubblicata 13 Luglio 2022 alle ore 11:15 nella categoria Alberghi

C’è il sì per il finanziamento, ma un cavillo legislativo ne blocca l’emissione. È la vicenda paradossale di un importante gruppo alberghiero siciliano (Dimsi Investimenti e Turismo S.r.l.) che nel 2016 ha acquisito il Saracen Sands Hotel di Isola delle Femmine e che per esso ha previsto una vera e propria rivoluzione in termini di importanti investimenti per ristrutturazione, riqualificazione e rilancio della struttura. Un piano da circa 3 milioni di euro, finanziato per 2,2  milioni da Invitalia che ne approva formalmente l’agevolazione sì, ma poi ne blocca l’emissione
causando un blackout tra buone intenzioni della politica e giungla burocratica.
Dopo aver investito di tasca propria diversi milioni di euro, nel maggio 2019, a seguito di apposito bando nazionale, la famiglia Zappalà ha presentato ad Invitalia (l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) domanda di ammissione ai benefici previsti dalla L. 181/1989 (Rilancio aree industriali colpite da crisi), per un programma di investimenti complessivamente approvato dalla stessa Invitalia nel luglio 2020.

Le agevolazioni concesse sono state di due tipologie, per un totale di circa 2,2 milioni pari al 75% dell’importo delle spese ritenute ammissibili (il restante 25% è rimasto a carico dell’azienda, che lo ha finanziato con mezzi propri), così suddivise:
a) 25% delle spese ritenute ammissibili, pari a circa euro 740.000, a fondo perduto (contributo in conto impianti);
b) 50% delle spese ritenute ammissibili, pari a circa euro 1.482.000, con finanziamento agevolato della durata di 10 anni + 2 di preammortamento.
Un percorso fluido e trasparente fino a una specifica richiesta: Invitalia per erogare le liquidità richiede alternativamente:
– ipoteca di 1° grado sull’immobile oggetto dell’investimento e delle relative agevolazioni;
oppure
– polizza fideiussoria ottenuta da un istituto bancario o assicurativo per un importo di € 1.037.979,84, a garanzia del finanziamento agevolato per tutta la sua durata.
Così il gruppo alberghiero ha bussato a tutte le porte degli istituti bancari e delle compagnie assicurative, sia nazionali che internazionali e nessuno (se non a condizioni del tutto improponibili con costi così alti da rendere inutile l’ottenimento del finanziamento pubblico) si è reso disponibile a rilasciare né polizze né garanzie secondo lo schema preciso e categorico richiesto da Invitalia.

Al gruppo alberghiero non rimane altro che chiedere una garanzia ipotecaria che per Invitalia non può che essere di primo grado. Ma ecco un’altra beffa: sull’immobile – valutato da Unicredit circa 20 milioni di euro – sono già presenti altre ipoteche (normale per un’area industriale che vuole uscire da una crisi) per cifre inferiori rispetto al finanziamento richiesto e questo ne impedisce di realizzarne altre che siano di primo grado. Basterebbe un’ulteriore ipoteca di appena un milione: infatti, tale ipoteca seppur di secondo grado, sarebbe garantita più che abbondantemente dal valore dell’immobile.
Imprigionati tra l’una o l’altra condizione richiesta, il gruppo alberghiero non può contare su fondi preziosi che sono congelati da una burocrazia che ha il difficile e delicato compito di trasporre, nella vita quotidiana, i nobili scopi del legislatore. Negli ultimi anni, l’azienda ha dialogato con le massime Istituzioni per cercare una soluzione, ottenendo perfino il rilascio di una polizza fideiussoria (con commissioni altissime a suo carico) da parte di un noto consorzio operante a livello nazionale ma che il MISE non ha valutato accettabile in quanto ritiene i Confidi strutturalmente non in grado di garantire la riconosciuta solidità patrimoniale ed economica richiesta dalla normativa specifica. Niente Confidi quindi, ma solo banche o agenzie assicurative.
Il congelamento di questi fondi ha bloccato il piano di intervento, rendendo più complicata la strada di un’impresa siciliana che sta costruendo le basi per essere all’altezza degli standard europei come richiesto dalla nostra politica, ma che proprio dalla politica e dalla sua tenaglia burocratica si è vista tradita. Ed è il paradosso.